Orsi polari a rischio: Trump apre la strada alle uccisioni “accidentali” per il petrolio in Alaska

salute-benessere

L’amministrazione Trump sta valutando nuove regole che permetterebbero alle compagnie petrolifere di operare nel nord dell’Alaska anche a costo della morte di orsi polari e trichechi. Il tutto senza conseguenze legali per le aziende.

La proposta, infatti, avanzata dal US Fish and Wildlife Service, introduce il concetto di incidental take: un termine legale che include qualsiasi danno non intenzionale agli animali protetti, dalla semplice molestia fino alla morte.

Leggi anche: Trump vuole aprire l’intera pianura costiera dell’Alaska alle trivellazioni di petrolio e gas (e porre fine a 40 anni di protezione federale)

In altre parole: le compagnie non potranno “cacciare” orsi polari, ma se durante le attività – trivellazioni, trasporto di petrolio, test sismici – alcuni animali dovessero morire, non verrebbero perseguiti. Nuove terribili regole che riguardano le operazioni nel Mare di Beaufort e nell’Arctic National Wildlife Refuge, uno degli ecosistemi più delicati del pianeta, habitat di oltre 300 specie tra cui caribù, lupi, alci e, soprattutto, orsi polari.

Un pericolo non teorico: se le attività industriali dovessero disturbare una femmina durante il letargo, questa potrebbe abbandonare la tana e i cuccioli, che non sopravviverebbero da soli. È uno scenario raro, ma possibile e già osservato in contesti simili. Per i trichechi, invece, il rischio principale è legato al panico: il rumore degli aerei o delle operazioni potrebbe scatenare fughe di massa, in cui gli animali finiscono schiacciati gli uni dagli altri. Oppure possono essere colpiti dalle imbarcazioni.

Numeri già fragili

La popolazione di orsi polari nel Mare di Beaufort meridionale è già in forte difficoltà: diminuita di circa il 40% dagli anni 2000, oggi conta appena 900 esemplari, senza segnali di ripresa. A livello globale, gli orsi polari sono classificati come specie “minacciata”. E l’Alaska è l’unico stato americano in cui vivono.  Dal canto loro, le aziende del settore, rappresentate dalla Alaska Oil and Gas Association, sostengono che l’impatto sarà minimo e che le morti sono solo una possibilità remota.

I permessi, se approvati, durerebbero cinque anni (fino al 2031) e arrivano proprio mentre gli Stati Uniti puntano ad ampliare le trivellazioni in Alaska: l’area potrebbe contenere fino a 11,8 miliardi di barili di petrolio recuperabile.

Le organizzazioni ambientaliste non ci stanno: secondo il Center for Biological Diversity – che durante il primo mandato di Trump avebv presentato 266 cause legali contestando i tentativi dell’amministrazione Trump di bloccare i progressi sul cambiamento climatico, uccidere la fauna selvatica, mettere in pericolo la salute pubblica, distruggere le terre pubbliche – permettere questo livello di disturbo è “troppo rischioso”, soprattutto in un Artico già messo in crisi dal cambiamento climatico. E il punto critico è proprio questo: anche pochi decessi possono pesare enormemente su una popolazione già fragile.

In un ecosistema estremo e sempre più vulnerabile, la domanda resta inevitabile: quanto può davvero essere “trascurabile” la morte anche di pochi individui, quando ogni vita conta per la sopravvivenza della specie?

Fonte: Center for Biological Diversity

Leggi anche:

Autore articolo: Germana Carillo