Pensi di mangiare solo pollo, ma cosa c’è davvero nei nuggets?

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Sembrano semplicemente bocconcini di pollo, sono economici, pratici e pronti da mangiare. Ma quanta carne c’è davvero negli ormai onnimpresenti nuggets e similari? E cosa finisce nel piatto insieme al pollo? A fare chiarezza è un’analisi di 60 Millions de Consommateurs, che ha esaminato 16 snack di pollo venduti in Francia, mettendo in luce diverse criticità: dalla quantità di carne, spesso non dichiarata, all’eccesso di sale, grassi e zuccheri, fino alla presenza di numerosi ingredienti aggiunti.

Il primo dato che colpisce riguarda il pollo stesso: solo in meno della metà dei prodotti testati è indicata la percentuale di carne. Eppure la normativa europea la richiede quando il pollo è messo in evidenza sulla confezione, nel nome, nelle immagini o nelle diciture.

Dove la percentuale è riportata, le differenze sono notevoli. Si va dal 61% dei Côté Croc Crispy Grignot’ di E.Leclerc e dal 63% dei Crispy Coq’Ailes di Maître Coq all’85% dei Roasted Chicken Nuggets di Lidl, seguiti con l’84% dai Classic Nuggets di E.Leclerc e dalle alette arrosto di Monoprix. Sul podio ci sono dunque tre prodotti a marchio del supermercato, e secondo la rivista i marchi nazionali risultano spesso meno generosi. Il nome più noto, insomma, non garantisce più carne.

Non solo pollo

Leggendo le etichette si scopre che questi snack sono molto più di semplice carne impanata. Tra gli ingredienti possono comparire sciroppo di glucosio, amido modificato, destrosio, maltodestrine, agenti gelificanti e aromi. In 10 prodotti su 16 ci sono anche fibre di carota e di grano oppure proteine di pisello e soia.

A cosa servono? Secondo gli esperti citati dalla rivista, queste sostanze aiutano a trattenere l’acqua aggiunta in lavorazione, rendono la carne più tenera e ne modificano la consistenza. Il risultato è una preparazione industriale a tutti gli effetti, tanto che nessuno dei 16 prodotti analizzati è risultato privo di ingredienti tipici dell’industria alimentare.

Insomma, quello che sembra un semplice snack di pollo è in realtà una preparazione composta da molti ingredienti diversi.

Troppo sale, grassi e zuccheri

Anche il profilo nutrizionale non convince. La maggior parte dei prodotti è risultata troppo ricca di grassi, sale e zuccheri: più della metà ha ottenuto un Nutri-Score C, e tre prodotti della categoria “semplice” hanno preso addirittura una D.

Sorpresa? Non troppo, spiega la dietista Vanessa Bedjaï-Haddad, contattata dalla rivista francese: l’assenza di salsa o marinatura non significa una ricetta più equilibrata, perché sale, grassi, zuccheri aggiunti e aromi possono servire comunque a dare sapore. La dicitura “semplice” può quindi far pensare a un alimento poco lavorato senza esserlo davvero.

C’è poi un paradosso, sottolineato da Anthony Fardet dell’Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement (INRAE): ingredienti come fibre e proteine vegetali possono migliorare il punteggio del Nutri-Score pur facendo parte di una ricetta altamente trasformata. Questo non significa che il Nutri-Score sia del tutto inutile, ma ricorda che la lettera sulla confezione non racconta tutta la storia di quel prodotto.

Cosa guardare in etichetta

Per capire cosa c’è davvero dentro la confezione, bastano pochi controlli:

  • La percentuale di pollo: se non è indicata, è un campanello d’allarme. Se c’è, confronta i prodotti: tra 61% e 85% la differenza è grande
  • L’ordine degli ingredienti: sono elencati in ordine decrescente di peso, il pollo dovrebbe stare al primo posto, seguito da una lista il più possibile breve
  • Gli ingredienti “di supporto”: sciroppo di glucosio, destrosio, maltodestrine, amido modificato, agenti gelificanti, aromi, fibre e proteine vegetali segnalano una ricetta più lavorata
  • I valori nutrizionali per 100 g. : controlla sale, grassi e zuccheri, soprattutto se il prodotto finisce spesso in tavola
  • L’origine della carne: circa due terzi dei prodotti testati contenevano pollo francese, mentre quelli con pollo proveniente dall’Unione europea erano tra i più economici. Anche in Italia conviene controllare da dove arriva la carne: se in etichetta è indicata l’origine (per esempio “pollo italiano”), puoi confrontare i prodotti

E il prezzo?

Il costo è uno dei motivi del successo di questi snack: in media circa 2,60 euro per una confezione da 250 grammi con cinque pezzi, poco più di 50 centesimi l’uno. Il più caro del test, i Coq’Ailes Crispy di Maître Coq (3,84 euro), contiene meno pollo degli altri, ma ha un Nutri-Score B e una lista di ingredienti più breve.

Se proprio non potete farne a meno, limitateli a un’occasione ogni tanto e confrontate le etichette prima di scegliere.

Fonte: 60 Millions de Consommateurs

Autore articolo: Francesca Biagioli