Pensioni 2027, aumentano gli assegni ma si andrà in pensione più tardi: ecco cosa cambia

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Il 2027 si prepara a essere un anno di cambiamenti per milioni di pensionati e lavoratori italiani. Da una parte gli assegni aumenteranno per effetto dell’inflazione, dall’altra si allontanerà, anche se inizialmente soltanto di un mese, il momento in cui sarà possibile andare in pensione.

In pratica, le pensioni vengono rivalutate per proteggere il potere d’acquisto, mentre i requisiti per il pensionamento aumentano in relazione alla speranza di vita. Con la nuova legge di Bilancio ancora in discussione, però, potrebbero arrivare ulteriori modifiche.

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Ecco cosa sappiamo finora.

Pensioni 2027, come funziona la rivalutazione

Ogni anno le pensioni vengono adeguate all’aumento dei prezzi attraverso la cosiddetta perequazione automatica, un meccanismo pensato per limitare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione. Il sistema attuale prevede tre fasce di rivalutazione:

  • 100% per la quota di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo INPS
  • 90% per la quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo
  • 75% per la parte che supera cinque volte il minimo

Nel 2026 il trattamento minimo INPS è pari a 611,85 euro mensili. La rivalutazione piena riguarda quindi la quota di pensione fino a 2.447,40 euro. Per gli assegni superiori, l’aumento viene calcolato applicando percentuali differenti alle varie fasce.

Di quanto aumenteranno le pensioni nel 2027?

Per conoscere gli importi effettivi bisognerà attendere il decreto interministeriale che stabilirà la percentuale ufficiale di rivalutazione. Intanto, secondo le stime preliminari ISTAT di settembre 2026, l’inflazione acquisita per l’anno in corso ha raggiunto il 3,1%. Un dato che non coincide necessariamente con la rivalutazione pensionistica, ma che permette di fare alcune simulazioni indicative.

Ipotizzando un aumento del 3,1%, gli assegni lordi mensili potrebbero variare così:

  • per 1000 euro un aumento di 31 euro
  • per 1500 euro un aumento di 46,50 euro
  • per 2000 euro un aumento di 62 euro
  • per 2500 euro un aumento di circa 77 euro
  • per 3000 euro un aumento di circa 91 euro

Si tratta di esempi basati sulle fasce del 2026, non di aumenti già approvati. Le cifre definitive dipenderanno dalla percentuale ufficiale e dalle nuove soglie di rivalutazione.

Pensioni minime

Nel 2026 il trattamento minimo ordinario è di 611,85 euro mensili, ma grazie alla maggiorazione straordinaria dell’1,3% può raggiungere 619,80 euro. Questa misura aggiuntiva, introdotta nel 2023 e successivamente prorogata, al momento non risulta confermata per il 2027.

Ipotizzando una rivalutazione ordinaria del 3,1%, la pensione minima salirebbe a circa 630,82 euro. Rispetto ai 619,80 euro attuali, l’aumento effettivo sarebbe quindi di circa 11 euro mensili.

La prossima legge di Bilancio potrebbe comunque intervenire prorogando o modificando la maggiorazione.

Dal 2027 si andrà in pensione un mese più tardi

L’altra novità riguarda l’età pensionabile. Dal 1° gennaio 2027 il requisito ordinario passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese, per poi raggiungere i 67 anni e tre mesi nel 2028.

L’adeguamento è legato all’incremento della speranza di vita ed è stato recepito dall’INPS con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026.

Le modifiche riguardano anche le pensioni anticipate:

Tipologia Requisiti 2027
Pensione di vecchiaia 67 anni e 1 mese
Anticipata ordinaria, uomini 42 anni e 11 mesi di contributi
Anticipata ordinaria, donne 41 anni e 11 mesi di contributi
Vecchiaia contributiva con almeno 5 anni di contributi effettivi 71 anni e 1 mese

Per la pensione di vecchiaia ordinaria restano generalmente necessari almeno 20 anni di contributi.

Per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996, la pensione anticipata contributiva richiederà invece 64 anni e un mese di età e almeno 20 anni e un mese di contributi effettivi, oltre al raggiungimento della soglia minima dell’assegno prevista dalla normativa.

Più soldi, ma anche più anni di lavoro

Il quadro che emerge per il 2027 è quello di un sistema previdenziale chiamato a conciliare due esigenze: tutelare il potere d’acquisto dei pensionati e garantire la sostenibilità della spesa nel lungo periodo.

Ma gli effetti non saranno uguali per tutti. Per chi percepisce una pensione bassa, anche pochi euro possono fare la differenza nel bilancio familiare. E per chi svolge un lavoro fisicamente impegnativo, anche un mese in più di attività può pesare.

La certezza, per ora, riguarda l’innalzamento dei requisiti pensionistici già previsto dalla normativa. Per conoscere gli aumenti definitivi degli assegni e le eventuali nuove misure a sostegno delle pensioni più basse, bisognerà attendere i prossimi provvedimenti e la legge di Bilancio 2027.

Fonti: ISTAT / INPS

Autore articolo: Germana Carillo