Pensioni, scatta la revoca dell’assegno senza i redditi 2022: l’avviso dell’Inps

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Avvertimento dell’Inps ai pensionati che non hanno ancora comunicato i dati relativi all’anno 2022. Con il messaggio n. 2394/2026, l’Istituto fissa un termine perentorio al 15 settembre 2026 per regolarizzare la propria posizione ed inviare i dati. Se ciò non verrà fatto, scatterà la revoca dell’assegno pensionistico.

Cosa sta succedendo

Le prestazioni assistenziali e previdenziali legate al reddito, come assegni sociali, pensioni di invalidità civile o integrazioni al trattamento minimo, vengono liquidate sulla base dei dati reddituali già in possesso dell’Inps. Ogni anno, però, l’Istituto verifica che i redditi dichiarati corrispondano ancora alla situazione effettiva del beneficiario, attraverso campagne di controllo periodiche.

La campagna in questione, denominata Red 2023, riguardava proprio i redditi percepiti nel 2022 e si è conclusa il 31 marzo 2025. Chi non ha inviato la comunicazione entro quella data si trova ora davanti a una nuova scadenza, l’ultima prima delle conseguenze più gravi.

Chi è coinvolto

Non tutti i pensionati devono preoccuparsi. Sono esclusi dalla verifica coloro che dichiarano integralmente i propri redditi tramite Modello 730 o Modello Redditi, perché in questi casi l’Inps acquisisce i dati direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Il problema riguarda invece chi:

  • non dichiara alcuni redditi non soggetti a dichiarazione fiscale ordinaria, come lavoro svolto all’estero, interessi su Bot, Cct o titoli di Stato;
  • percepisce compensi da collaborazioni coordinate e continuative o lavoro autonomo occasionale, dichiarati diversamente ai fini fiscali rispetto a quelli previdenziali;
  • ha registrato variazioni reddituali rispetto all’anno precedente che non sono ancora state comunicate all’Inps.

La trattenuta sulla pensione di agosto e settembre

Per chi non ha ancora regolarizzato la propria posizione, le prime conseguenze si vedranno con gli assegni di agosto e settembre. In quei due mesi verrà applicata una trattenuta del 5% sull’imponibile pensionistico lordo di luglio 2026. La decurtazione sarà visibile nel cedolino con la dicitura “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10 bis, d.l. 207/2008”.

È prevista una tutela per le pensioni di importo più basso. La trattenuta, infatti, non si applica agli importi mensili pari o inferiori a 100 euro. Attenzione però, perché questa esenzione riguarda solo la decurtazione temporanea, non la revoca definitiva.

Il rischio revoca dal 15 settembre

Se la dichiarazione reddituale non viene presentata entro il 15 settembre 2026, l’Inps procederà alla revoca definitiva della prestazione collegata al reddito. Non solo questo, ma avverrà anche il recupero delle somme eventualmente percepite e successivamente risultate non dovute. Il provvedimento riguarderà anche i titolari di pensioni fino a 100 euro mensili, che pur essendo stati esentati dalla trattenuta del 5% non sono esonerati dall’obbligo dichiarativo.

Nel caso delle pensioni ai superstiti, la revoca comporterà l’applicazione della fascia massima di abbattimento dell’importo.

Come mettersi in regola

Per evitare conseguenze, i pensionati interessati devono presentare una domanda di ricostituzione reddituale, indicando i redditi rilevanti percepiti nel 2022. La procedura può essere completata in due modi:

  • online, accedendo con Spid (almeno Livello 2), Cie 3.0, Cns o eIDAS all’area riservata MyInps, seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di Pensione” > “Aree Tematiche” > “Variazione Pensione” > “Ricostituzione reddituale per sospensione art.35 comma 10bis D.L. 207/2008”;
  • tramite un Istituto di patronato, che offre assistenza gratuita nella compilazione e nell’invio della domanda.

Gli interessati riceveranno una comunicazione anche via e-mail o Pec, oltre all’avviso disponibile nell’area personale MyInps. Chi invece ha già dichiarato integralmente i propri redditi attraverso i canali fiscali ordinari non dovrà svolgere alcun adempimento e continuerà a percepire regolarmente la pensione.

Autore articolo: giorgiopirani94