Per anni abbiamo accusato i gatti di mettere a rischio la fauna selvatica, ma il vero pericolo siamo noi (e questo studio lo dimostra)

Per anni sono stati additati come i nemici pubblici numero uno dell’ecosistema australiano, finendo al centro di drastici piani di eradicazione e campagne di demonizzazione mediatica. Oggi, però, una rigorosa ricerca scientifica ribalta completamente la narrativa ecologista dominante in Oceania, scagionando i piccoli felini domestici e selvatici.
L’analisi condotta dagli scienziati dell’Università del Queensland rivela che la vera e sistematica minaccia per la sopravvivenza delle specie autoctone in via d’estinzione è rappresentata quasi interamente dalle attività e dalle infrastrutture degli esseri umani, capaci di infliggere danni infinitamente superiori a quelli causati da qualsiasi predatore a quattro zampe.
L’analisi del database del Nuovo Galles del Sud e il ruolo dei cani
La ricerca si è basata sullo studio approfondito dei dati raccolti nell’arco di undici anni all’interno del Wildlife Rehabilitation Data Dashboard, una piattaforma del Nuovo Galles del Sud che mappa e cataloga gli interventi di soccorso degli animali selvatici. L’ecologa Kate Dutton-Regester ha analizzato con il suo team oltre 52.000 casi riguardanti 158 specie protette, vulnerabili o a immediato rischio estinzione.
Dai dati è emerso che le aggressioni da parte di predatori costituiscono appena il 4,4% delle cause di ricovero totali. L’aspetto più sorprendente riguarda la natura di questi assalti: gli attacchi perpetrati dai cani si sono rivelati oltre tre volte più frequenti rispetto a quelli riconducibili ai gatti, i quali incidono per una percentuale minima, pari ad appena lo 0,6% dei salvataggi totali.
Il titolo provocatorio e le vere cause di mortalità della fauna
Il paper scientifico, non a caso, è stato pubblicato con un titolo emblematico che non lascia spazio a interpretazioni: Bella e Charlie non sono il problema, siamo noi: le vere cause del soccorso agli animali selvatici nel Nuovo Galles del Sud. Attraverso i nomi più comuni attribuiti ai gatti di casa, gli autori hanno voluto evidenziare le reali criticità che decimano gli ecosistemi.
Escludendo le cause non identificabili, la stragrande maggioranza dei soccorsi per gli animali del territorio è provocata da incidenti stradali, intrappolamento in reti e recinzioni, ondate di calore anomale, abbandono di cuccioli e penetrazione in ambienti urbani pericolosi.
Una nuova direzione per le politiche di conservazione ambientale
La coautrice della ricerca, la professoressa Jacquie Rand, ha voluto precisare che questo studio non intende minimizzare del tutto l’attenzione sul controllo della popolazione felina nelle aree urbane sensibili. Tuttavia i dati dimostrano in modo inequivocabile che per ottenere risultati concreti e duraturi nella salvaguardia delle specie autoctone a rischio, i governi devono smettere di focalizzarsi unicamente sulla caccia ai gatti. Le priorità politiche e i finanziamenti per la conservazione della natura dovrebbero essere indirizzati alla riduzione dell’impatto antropico, migliorando la sicurezza delle strade, tutelando gli habitat dal cemento e mitigando gli effetti devastanti del cambiamento climatico.
Fonte: MDPI /Environment and Heritage
