Perché il Giappone sta facendo pagare di più ai turisti stranieri (per ora)

Duemilacinquecento yen contro mille: al Castello di Himeji, dal 1° marzo 2026, un turista straniero paga per entrare due volte e mezzo quello che paga un residente della città. È il caso più citato di una tendenza che sta prendendo forma in tutto il Giappone, ma che, a differenza di quanto circola sui social, non è affatto (almeno per ora) una legge nazionale già in vigore. Il castello è soprannominato “il castello dell’airone bianco”, per via dei candidi tetti candidi disposti su più livelli, e rappresenta la fortezza samurai meglio conservata del Paese, nonché sito Unesco dal 1993. Fino a febbraio l’ingresso costava 1.000 yen per tutti gli adulti, mentre a partire dallo scorso marzo i non residenti pagano 2.500 yen, secondo quanto pubblicato dal sito ufficiale del Castello di Himeji (in ambito castelli, si tratta del il biglietto più caro di tutto il Giappone, come conferma anche il Nihon Keizai Shimbun, il Nikkei) mentre i residenti, che devono provare il proprio status tramite la My Number Card, la patente o il permesso di soggiorno, continuano a pagare la cifra di sempre. Gli under 18 entrano gratis, indipendentemente da dove vivano.

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L’ente gestore non ama il termine “doppio prezzo”, preferisce parlare di tariffa unica con sconto per chi vive in città e già contribuisce, con le tasse locali, alla manutenzione del monumento (è quanto si legge nella stessa comunicazione ufficiale del Comune di Himeji). Una precisazione che serve a smorzare le polemiche, ma che non cambia i numeri: secondo il Nikkei, il Comune prevede 2,2 miliardi di yen di ricavi da biglietteria per l’anno fiscale in corso, circa un miliardo in più rispetto al periodo precedente, cifra che servirà a coprire i 28 miliardi di yen di manutenzione e rinforzo antisismico delle mura previsti nei prossimi dieci anni, quasi il doppio di quanto speso nel decennio precedente.
Una regola nazionale non esiste ancora
Qui sta il punto che vale la pena chiarire, perché è quello su cui si fa più confusione. Il 27 aprile 2026 si è tenuto il primo incontro del “gruppo di studio sulle tariffe di strutture e servizi turistici”, istituito dall’Agenzia per il Turismo giapponese: lo attesta la pagina ufficiale del Ministero delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo, che riporta anche l’intervento di apertura del commissario Shigeki Murata. Il gruppo, presieduto dalla professoressa Noriko Yagasaki della Tokyo Woman’s Christian University, ha il compito di analizzare i casi già avviati sul territorio e fornirli come riferimento per altre amministrazioni. Le linee guida, la cui istituzione era già stata anticipata a marzo dall’agenzia Jiji Press, dovrebbero essere pronte entro l’anno fiscale 2026, che in Giappone termina a marzo 2027. Fino ad allora, ogni municipio o gestore decide per conto proprio, pertanto non esiste una tariffa doppia obbligatoria per tutto il Paese, quanto un mosaico di iniziative locali che l’agenzia sta provando a mettere a sistema.
Dove si applica già, oltre a Himeji
Il modello si sta allargando, anche se a macchia di leopardo. Presso la città di Kyoto è allo studio un aumento delle tariffe dei bus urbani per i non residenti, con un possibile raddoppio del prezzo del biglietto, la cui introduzione è ipotizzata per l’anno fiscale 2027. Nella prefettura di Nagano e a Biei, in Hokkaido, sovrapprezzi per i non residenti si applicano già su terme (onsen) e parcheggi nelle zone più frequentate. Il parco naturalistico Junglia, aperto a Okinawa a luglio, fa pagare 8.800 yen agli stranieri contro 6.930 ai residenti giapponesi. Diversi musei nazionali, tra cui il Tokyo National Museum, valutano l’adozione di tariffe differenziate entro il 2031. Da tenere separata, perché spesso viene confusa con il dual pricing, la cosiddetta “sayonara tax“: la tassa di uscita dal Paese, salita dal 1° luglio 2026 da 1.000 a 3.000 yen, si applica a chiunque lasci il Giappone via aria o mare, senza distinzione tra residenti e turisti.
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