Perché il multitasking è un’illusione? La scienza conferma l’ingente costo per il cervello di passare da un’attività all’altra

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Nel linguaggio quotidiano il multitasking appare come una competenza desiderabile. Chi riesce a gestire più attività insieme viene spesso percepito come più dinamico, più veloce e più organizzato. Questa convinzione si è radicata soprattutto con la diffusione delle tecnologie digitali, che spingono continuamente l’attenzione verso notifiche, messaggi e interruzioni. In questo contesto diventa naturale pensare che la mente possa davvero elaborare più informazioni nello stesso momento.

Le ricerche di psicologia cognitiva e neuroscienze mostrano invece che la realtà è molto diversa. Il multitasking non rappresenta una vera esecuzione simultanea di più attività, ma piuttosto un rapido alternarsi dell’attenzione tra compiti differenti. Ogni volta che il cervello cambia focus deve riorganizzare le informazioni e riattivare i processi cognitivi necessari al nuovo compito. Questo passaggio richiede tempo ed energia mentale.

Proprio questo continuo spostamento dell’attenzione crea quella sensazione di affaticamento e dispersione che molte persone sperimentano durante le giornate più frammentate.

Perché il multitasking seduce così tanto la mente moderna?

Il multitasking appare efficace perché il cervello è in grado di passare rapidamente da un’attività all’altra. Questo processo, noto in psicologia cognitiva come task switching, genera l’illusione che i compiti vengano svolti nello stesso momento.

In realtà ogni cambio di attività comporta un piccolo rallentamento mentale. Gli psicologi parlano di “switch cost”, cioè il costo cognitivo che il cervello paga ogni volta che deve interrompere un compito e riorganizzare le risorse mentali per iniziarne un altro. Questo meccanismo coinvolge in particolare la corteccia prefrontale, l’area cerebrale che gestisce attenzione, pianificazione e controllo delle decisioni.

Quando più attività competono per la stessa area del cervello, le risorse cognitive si distribuiscono in modo meno efficiente. Il risultato è un aumento della fatica mentale e una diminuzione della precisione. Alcune ricerche sulla produttività stimano che questo continuo passaggio tra compiti possa ridurre l’efficienza complessiva anche in modo significativo, proprio perché il cervello deve riconfigurare continuamente i propri processi mentali.

Il multitasking crea quindi un paradosso tipico della vita moderna: più cerchiamo di fare tutto insieme, più aumentano distrazioni e rallentamenti.

Il limite biologico del cervello

La neuroscienza descrive un limite strutturale chiamato collo di bottiglia cognitivo. Si tratta di un vincolo fisiologico nella capacità del cervello di elaborare più decisioni nello stesso momento. Quando due attività richiedono contemporaneamente una risposta consapevole, il cervello non riesce a processarle in parallelo. Una delle due deve attendere.

Una dimostrazione concreta arriva da uno studio condotto da ricercatori della FernUniversität di Hagen e della Scuola di Medicina di Amburgo, in Germania. Gli scienziati hanno coinvolto alcuni partecipanti in una serie di esperimenti progettati per allenare la loro capacità di svolgere due attività contemporaneamente.

Ai volontari veniva chiesto di svolgere due compiti nello stesso momento. Con la mano destra dovevano indicare la dimensione di un cerchio osservato per pochi istanti. Nello stesso tempo dovevano ascoltare un suono e stabilire se la tonalità fosse alta, media oppure bassa. Le due attività erano state progettate per coinvolgere abilità diverse: una visivo-manuale e una uditivo-verbale.

Dopo le prime misurazioni, i partecipanti hanno avuto dodici giorni di allenamento per ripetere gli esercizi e migliorare la prestazione. Con il passare delle sessioni sono effettivamente diventati più rapidi e più accurati.

L’analisi dei risultati ha però mostrato un limite importante. Anche dopo un lungo periodo di pratica, il cervello continuava a gestire i compiti in modo solo apparentemente simultaneo. Bastava introdurre una piccola modifica in uno dei due esercizi perché aumentassero gli errori e si allungassero i tempi di risposta.

Questa dinamica conferma l’esistenza di un punto di congestione nell’elaborazione delle informazioni. L’allenamento può migliorare la coordinazione tra compiti diversi, ma non elimina il limite biologico del cervello.

Un’ulteriore conferma arriva da uno studio pubblicato sul Quarterly Journal of Experimental Psychology, che analizza proprio il funzionamento dei processi di dual task e dimostra che, anche dopo una pratica estesa, il cervello mantiene un collo di bottiglia nella selezione delle risposte cognitive. Questo significa che due decisioni complesse non possono essere elaborate nello stesso istante ma devono comunque passare attraverso una fase di elaborazione sequenziale.

Quando il multitasking stanca la mente e aumenta le distrazioni

Il continuo passaggio tra attività non produce soltanto rallentamenti. Dal punto di vista neurologico comporta anche un maggiore consumo di energia mentale.

Quando l’attenzione si frammenta tra più compiti, il cervello deve mantenere attivi diversi flussi di informazioni contemporaneamente. Questo aumenta la fatica cognitiva e rende più difficile mantenere la concentrazione nel tempo.

Alcune ricerche hanno osservato che le persone abituate a fare multitasking frequentemente sviluppano anche una maggiore difficoltà nel filtrare gli stimoli irrilevanti. La mente diventa più sensibile alle distrazioni e perde parte della propria capacità di focalizzarsi su un obiettivo preciso.

Questo fenomeno incide anche sulla memoria di lavoro, la funzione cognitiva che permette di mantenere e manipolare le informazioni mentre si svolge un’attività complessa. Quando l’attenzione è costantemente interrotta, la memoria di lavoro si sovraccarica più facilmente.

Dalla vita quotidiana alla sicurezza sul lavoro

Comprendere i limiti fisiologici del cervello nella gestione simultanea delle informazioni ha implicazioni molto concrete anche per la sicurezza e l’organizzazione del lavoro.

Esistono professioni in cui svolgere più attività nello stesso momento sembra inevitabile. In questi contesti riconoscere i limiti del multitasking diventa fondamentale, perché la probabilità di errore aumenta quando l’attenzione deve dividersi tra compiti complessi.

Anche nella vita quotidiana il principio resta identico. Parlare al telefono mentre si svolge un’altra attività o interrompere continuamente il lavoro per controllare notifiche e messaggi frammenta la concentrazione e riduce l’efficacia mentale.

Le neuroscienze suggeriscono quindi una conclusione molto chiara: il cervello umano è progettato per il monotasking, cioè per concentrarsi su un’attività alla volta. Quando gli permettiamo di lavorare in questo modo, la mente diventa più lucida, la qualità del lavoro migliora e le risorse cognitive vengono utilizzate in modo molto più efficiente.

Fonte: Quarterly Journal of Experimental Psychology

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Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro