Ponte sullo Stretto, pedaggi, espropri e ricorsi: rischi e dubbi

Nel cantiere ideale del Ponte sullo Stretto, disegnato sulla carta del Cipess, tutto fila: cantieri che si aprono a fine anno, auto che sfrecciano tra le sponde nel 2032, traghetti superati da una visione dāacciaio e calcestruzzo. Eppure, il quadro istituzionale appare meno lucido.
Lāapprovazione del progetto, per ora, non ha ancora pienamente attivato la dichiarazione di pubblica utilitĆ : perchĆ© ciò avvenga serve il passaggio formale in Ragioneria generale dello Stato, la registrazione presso la Corte dei Conti e infine la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Solo allora partirĆ davvero la macchina degli espropri. Dietro questa formula si nasconde la possibilitĆ che centinaia di famiglie perdano casa, terreno, attivitĆ .
A Villa San Giovanni e Torre Faro, due nomi ormai ricorrenti nella geografia delle resistenze, la prospettiva ĆØ giĆ realtĆ . Le notifiche sono partite, gli uffici sono attivi, i piani esecutivi vengono promossi come inevitabili. Ma la parola āinevitabileā in Italia, soprattutto quando si tratta di grandi opere, ĆØ quanto meno prematura.
Il ponte si farĆ , certo, ma a quale prezzo e su quali fondamenta, resta da vedere. Anche perchĆ© l’entusiasmo politico non cancella i contorni sociali di una trasformazione che, prima di essere tecnica, ĆØ profondamente umana.
Ponte sullo Stretto, tutti i numeri dellāopera da record
Lāapprovazione del Cipess segue la sottoscrizione di un Atto Aggiuntivo al Contratto con la societĆ incaricata dellāesecuzione, il consorzio Eurolink, sotto la guida di Webuild. Il valore dellāintervento supera i 10 miliardi di euro.
Secondo lāimpresa costruttrice, il ponte sarĆ unāespressione di eccellenza tecnologica e industriale su scala globale. Con i suoi 3.300 metri di luce sospesa, supererĆ lāattuale detentore del primato mondiale, il ponte Canakkale in Turchia, distanziandolo di oltre 1.000 metri.
Secondo Webuild, il ponte sarà molto più di un collegamento stradale: un varco fisico e simbolico tra la Sicilia e il continente, da cui dovrebbero passare crescita, lavoro e un ritrovato dinamismo per tutto il Meridione. Chi firma il progetto assicura che il viadotto contribuirà a modernizzare il trasporto ferroviario e su gomma, a semplificare la logistica e ad attrarre capitali.
La narrazione industriale, come vediamo, ĆØ quella di una svolta, di un’opera destinata a trasformare il Sud in un hub di movimento e affari.
Le contestazioni al progetto e i dubbi dei comitati locali
Le opposizioni allāintervento non si sono fatte attendere. Il comitato calabrese “No ponte”, attraverso il suo portavoce Peppe Marra, ha definito la recente delibera ālāennesima forzatura politica travestita da atto tecnicoā, lamentando il fatto che il progetto sia stato approvato malgrado ā62 prescrizioni sostanzialiā emerse durante la valutazione ambientale.
Secondo i detrattori, queste osservazioni sarebbero tali da rendere necessario un rifacimento dellāintero disegno progettuale, a partire dalle analisi di tipo geologico.
Il problema degli espropri tra Sicilia e Calabria
Parlare di progresso, di rilancio, di infrastrutture strategiche suona bene nei comunicati stampa. Ma il ponte sullo Stretto, prima ancora di essere un collegamento tra due sponde, ĆØ giĆ oggi una frattura. Gli espropri sono iniziati, gli uffici sono stati aperti. A Messina e Villa San Giovanni non si discute più di ipotesi: si contano case, terreni, attivitĆ da sacrificare sull’altare dellāinteresse generale.
Le cifre parlano di 291 immobili da acquisire solo sulla sponda siciliana, molti dei quali prime case. Qualcuno verrĆ risarcito, altri contesteranno, quasi tutti si sentiranno messi allāangolo. La retorica dellāopera necessaria mal si concilia con lāesperienza concreta di chi sta ricevendo lettere che iniziano con āprocedura di esproprioā.
Quanto costerĆ attraversare il Ponte sullo Stretto
Un ulteriore elemento di controversia riguarda la tariffa per lāattraversamento del futuro viadotto. Secondo quanto reso noto dalla societĆ Stretto di Messina, il costo previsto per le automobili sarĆ attorno ai 10 euro. Il Codacons ha giĆ definito la cifra āverosimilmente la più elevata al mondoā. Si stima un costo al chilometro di circa 2,73 euro, ben superiore rispetto alla media nazionale, con un incremento percentuale superiore al 3.500% rispetto al pedaggio medio sulle autostrade italiane.
Secondo le previsioni del Governo, il costo per attraversare il ponte andata e ritorno sarĆ attorno ai 9 euro, una cifra ritenuta più bassa rispetto allāattuale prezzo del traghetto.
Ma, se confrontata con altri esempi europei, come lāEurotunnel, il prezzo al chilometro risulta sensibilmente più elevato. Per garantire la sostenibilitĆ economica, lāopera dovrebbe autofinanziarsi con i proventi dei pedaggi: una proiezione elaborata a livello governativo indica che il ritorno sullāinvestimento potrebbe arrivare non prima del 2062, considerando anche le spese straordinarie per la manutenzione, stimate in circa 1,6 miliardi tra il 2034 e il 2060.
Ponte di Messina tra vincoli ambientali, ricorsi e penali
Un dossier redatto dalla struttura tecnica di Palazzo Chigi ha evidenziato diversi nodi ancora da risolvere. Primo fra tutti, il passaggio alla Corte dei Conti: lāapprovazione finale del progetto dipenderĆ dallāesito dellāanalisi condotta da due sezioni di controllo contabile. In caso di mancata intesa tra i collegi, la decisione passerĆ a una seduta plenaria. Solo dopo questo passaggio il provvedimento potrĆ essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Rimangono aperte anche le questioni ambientali. Il documento esecutivo deve ancora essere completato: sarĆ pronto solo dopo lāintegrazione delle 62 osservazioni formulate dagli organi di valutazione. Tra i temi più sensibili ci sono le emissioni, il rumore, le vibrazioni, lāimpatto sul sistema marino e lāirrecuperabilitĆ di alcune zone tutelate.
Le autoritĆ italiane hanno trasmesso alla Commissione Ue un pacchetto di misure compensative, ma non ĆØ da escludere una risposta formale da parte di Bruxelles.
Infine, lāaggiornamento contrattuale tra la societĆ Stretto di Messina e il consorzio Eurolink prevede lāattivazione di penali nel caso in cui il cantiere venga fermato. Inizialmente si era parlato di oltre un miliardo e mezzo, ma la cifra più probabile, calcolata sul valore dei contratti giĆ sottoscritti, come riporta Repubblica, si aggirerebbe attorno ai 400 milioni di euro.
