Questi sono i comuni del Lazio dove fa più caldo e dove le temperature sono aumentate di più negli ultimi 50 anni

salute-benessere

Le estati del Lazio sono più calde di cinquant’anni fa, a dirlo è un’analisi di Legambiente che mette a confronto le temperature medie nelle 24 ore registrate in venti comuni della regione, i più popolosi, tra il 1975 e il 2025, con un secondo livello di lettura più ravvicinato sugli ultimi dieci anni, dal 2016 al 2026. I dati arrivano dall’archivio storico de ilMeteo.it, la fonte su cui Legambiente ha costruito il confronto decennale (1975, 1985, 1995, 2005, 2015, 2025) sui quattro mesi estivi, giugno compreso. Il risultato è un report intitolato “Città più calde del Lazio“, realizzato in collaborazione con il Tgr regionale, che aveva già anticipato alcuni dei numeri. Due gli elementi che ne escono con chiarezza: un innalzamento delle temperature ormai difficile da derubricare a variabilità naturale, e insieme l’emergere di alcuni comuni dove il caldo si è fatto, letteralmente, insopportabile.

Guidonia in testa, e non di poco

Il comune che ha visto crescere di più la propria temperatura media è Guidonia Montecelio, terzo del Lazio per popolazione, con un incremento vicino agli 8°C in cinquant’anni. Non è un primato isolato, visto che Guidonia risulta la città più calda in assoluto anche guardando solo all’ultimo decennio, con una media di 25,73°C sulle 24 ore nel mese di giugno, seguita a poca distanza da Terracina e Latina, entrambe a 24,66°C. Rispetto allo scorso anno, quando la media di giugno a Guidonia aveva toccato i 28,1°C, il dato 2026 segna una leggera tregua.

report legambiente 2026 2

@ Legambiente Lazio / Facebook

Il quadro geografico aiuta a spiegare perché proprio quest’area soffra più delle altre. Il quadrante est di Roma, la stessa Guidonia, Monterotondo e la porzione pianeggiante di Tivoli condividono una posizione che li priva sia della brezza marina sia del refrigerio delle montagne abruzzesi. A questo si sommano densità abitativa, traffico veicolare e la presenza di ampie cave di travertino, che di fatto amplificano l’accumulo di calore in una zona già penalizzata dalla conformazione del territorio.

Non solo la Capitale

Guardando ai soli aumenti dell’ultimo decennio, altri comuni segnano incrementi di un certo rilievo: Rieti sale di 4,6°C, Frosinone di 4,5°C, Nettuno di 4,1°C, Viterbo di 3,9°C. Roma rimane una delle città più afose della regione, ed è il capoluogo dove Legambiente calcola il maggior numero di giornate considerate a rischio per chi lavora all’aperto, anche se diversi comuni amministrati dalla Regione guidata da Francesco Rocca registrano medie superiori a quelle capitoline. Il caldo estremo, insomma, non è più un fenomeno che riguarda soltanto il grande centro urbano.

report legambiente 2026

@ Legambiente Lazio / Facebook

Il commento di Legambiente

Queste le parole di Roberto Sacchi, presidente di Legambiente Lazio:

Le nostre città sono sempre più invivibili di giorno e anche di notte, con temperature infernali, in estati progressivamente più lunghe. Analizzando le temperature di mezzo secolo delle città del Lazio, sono evidentissimi due elementi: da una parte un incontrovertibile innalzamento violento delle temperature, con aumento del numero di giorni caldissimi specialmente a fine primavera, dall’altra l’esistenza di luoghi ormai bollenti dove la temperatura elevatissima sta rendendo le città completamente invivibili in estate. Per affrontare queste gravissime criticità bisogna contrastare incessantemente le emissioni climalteranti, con mobilità collettiva e sostenibile, produzione energetica da solare e fotovoltaico, economia circolare dei rifiuti, riconversione verde dell’ industria. Contemporaneamente però bisogna cambiare letteralmente i connotati alle nostre città prima che la crisi climatica lo faccia violentemente per noi: con rifugi climatici e ombreggiature urbane, togliendo migliaia di ettari di asfalto dagli enormi parcheggi neri e bollenti, rafforzando parchi, aree agricole, boschi, rendendo più adatte possibili le alberature stradali alle condizioni attuali, fermando cemento, consumo di suolo e moltiplicazione di nuove periferie, con scelte di abbattimento delle previsioni edilizie dei piani regolatori e politiche per il ripopolamento di piccoli borghi e aree interne.

L’indagine si è fermata ai venti comuni più popolosi della regione, anche se il meccanismo che ha reso rovente il quadrante di Guidonia non ha nulla a che fare con le dimensioni di un centro urbano, perché dipende da quanto quel territorio sia lontano dal mare e dalle montagne, da quanto asfalto e quanto verde ci siano. Nel Lazio i comuni sono 378, e più di uno tra quelli rimasti fuori dal conteggio condivide con Guidonia la stessa posizione in mezzo alla pianura, realtà su cui il termometro di Legambiente non è ancora passato.

Autore articolo: Marco Crisciotti