Ritrovato l’aereo della leggendaria Amelia Earhart? Una nuova spedizione sta provando a risolvere il mistero dopo 89 anni

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Da mercoledì 14 ottobre 2026 un magnetometro e un sonar stanno passando al setaccio il fondo della laguna di Nikumaroro, un atollo disabitato di Kiribati nel Pacifico meridionale. Sotto pochi metri d’acqua e uno strato di sedimenti c’è una forma che da anni compare nelle immagini satellitari. L’hanno chiamata Taraia Object e una spedizione di 17 persone vuole capire se sia ciò che rimane del Lockheed Electra 10-E della celebre aviatrice Amelia Earhart, scomparsa nel nulla nel 1937. Oppure qualcosa di molto meno leggendario.

Secondo gli aggiornamenti della Purdue University, il gruppo ha avviato le operazioni di ricerca dopo cinque giorni di navigazione da Tarawa. Il magnetometro serve a individuare componenti ferrose, come cavi e parti in acciaio presenti anche su un aereo costruito soprattutto in alluminio; il sonar a scansione laterale cerca invece forme nascoste sotto il sedimento. Se emergeranno bersagli interessanti, i ricercatori potranno utilizzare una sonda ad acqua e una piccola draga per liberarli senza partire subito con uno scavo esteso.

Amelia Earhart foto in primo piano

@Wikimedia Commons

Il Taraia Object compare nelle immagini da anni

La forma venne notata nel 2020 da Michael Ashmore in un’immagine satellitare di Apple Maps. Da allora l’Archaeological Legacy Institute, che guida la spedizione insieme alla Purdue Research Foundation e alla Purdue University, ha raccolto altre immagini del punto.

Nella documentazione pubblicata dall’Archaeological Legacy Institute l’oggetto appare nelle fotografie satellitari a partire dal 2015, poco dopo il passaggio del ciclone Pam, che potrebbe aver rimosso parte dei sedimenti della laguna. Negli anni successivi la sagoma diventa progressivamente meno definita. L’organizzazione sostiene inoltre di aver riconosciuto nello stesso punto una possibile traccia in fotografie aeree del 1938 e un riflesso luminoso in un video girato nel 2001. Sono interpretazioni dell’istituto, ancora prive di una conferma archeologica.

Le dimensioni e la forma, secondo i ricercatori della spedizione, sarebbero compatibili con una parte della fusoliera e della coda dell’Electra. La posizione è accanto alla penisola di Taraia, poco a est del passaggio che collega la laguna all’oceano.

Taraia Object laguna Nikumaroro

©Rick Pettigrew, Archaeological Legacy Institute

Come sarebbe arrivato l’aereo nella laguna

Amelia Earhart e il navigatore Fred Noonan scomparvero il 2 luglio 1937, dopo essere decollati da Lae, in Nuova Guinea, diretti alla piccolissima isola di Howland. Earhart stava tentando il giro del mondo. Era già diventata una delle aviatrici più famose del Novecento: nel 1932 era stata la prima donna a sorvolare l’Atlantico in solitaria e nel 1935 la prima persona a volare da sola dalle Hawaii alla terraferma statunitense, come ricorda il National Air and Space Museum dello Smithsonian.

L’ipotesi su cui lavora la spedizione sostiene che Earhart e Noonan, incapaci di trovare Howland, abbiano raggiunto Nikumaroro, circa 640 chilometri più a sud-est, e siano riusciti ad atterrare sulla barriera corallina.

Nella ricostruzione dell’Archaeological Legacy Institute l’Electra sarebbe rimasto sulla barriera per alcuni giorni, abbastanza da consentire l’invio di messaggi radio, per poi essere trascinato da onde e marea. Ali, motori e carrello si sarebbero staccati; la parte centrale della fusoliera, resa più galleggiante dai serbatoi ormai vuoti, avrebbe potuto attraversare il passaggio verso la laguna e fermarsi proprio vicino a Taraia.

È uno scenario ricostruito a partire da correnti, fotografie e altri indizi. Nessuno ha ancora dimostrato che sia andata così. Una delle spiegazioni storicamente più accreditate della scomparsa rimane che Earhart e Noonan non siano riusciti a trovare Howland, abbiano esaurito il carburante e siano finiti nell’oceano.

L’ipotesi alternativa

Il Taraia Object ha un avversario decisamente ingombrante: un tronco. Il gruppo TIGHAR, che per decenni ha cercato le tracce di Earhart a Nikumaroro e ha organizzato numerose spedizioni sull’atollo, nel 2021 concluse che la sagoma visibile nelle immagini fosse con ogni probabilità una palma da cocco abbattuta. Dopo il ciclone del 2015 molti alberi furono sradicati e trascinati verso la laguna; inoltre quella stessa zona era già stata controllata nel 2001 con metal detector.

L’Archaeological Legacy Institute respinge questa interpretazione. Secondo le sue analisi, le palme cadute nell’acqua appaiono lunghe, sottili e scure, mentre il Taraia Object sarebbe più spesso, avrebbe superfici molto riflettenti e manterrebbe una posizione compatibile con le tracce individuate in immagini di epoche diverse. Le due letture sono agli antipodi. Fortunatamente, stavolta qualcuno è andato fin lì con gli strumenti per controllare.

Amelia Earhart

@Wikimedia Commons

Le ossa trovate nel 1940 non hanno chiuso il caso

Nikumaroro era già entrata nel mistero Earhart molto prima delle immagini satellitari. Nel 1940 sull’isola vennero recuperate tredici ossa umane, poi inviate alle Fiji e successivamente perdute.

L’analisi svolta all’epoca le attribuì a un uomo. Nel 2015 Pamela Cross e Richard Wright riesaminarono la documentazione disponibile e conclusero che quella vecchia identificazione restava, secondo loro, la più solida: i resti sarebbero appartenuti probabilmente a un uomo robusto di mezza età. Tre anni dopo Richard Jantz, antropologo dell’Università del Tennessee, arrivò alla conclusione opposta. Nel suo studio pubblicato su Forensic Anthropology confrontò le vecchie misurazioni delle ossa con stime delle proporzioni corporee di Earhart e trovò che l’aviatrice risultava più simile ai resti del 99% degli individui presenti nel campione di riferimento.

Lo studio sostiene quindi l’ipotesi Earhart, però lavora su misurazioni storiche e stime ricavate dalle fotografie: le ossa originali non sono più disponibili e nessun test moderno o analisi del DNA può chiudere la discussione.

Sull’atollo continuano intanto a passeggiare i giganteschi granchi del cocco: la squadra ne ha incontrati almeno quattro già nel primo giorno a terra. In passato TIGHAR ha anche sperimentato quanto rapidamente questi animali e altri crostacei possano consumare e disperdere resti animali, ma quei test non dimostrano certo che sia successo a Earhart. I granchi, per una volta, possono tenersi fuori dall’interrogatorio. La spedizione ha previsto cinque giorni per identificare il Taraia Object. Se sotto il sedimento compariranno alluminio aeronautico, forme e rivetti compatibili con il Lockheed Electra, sarà necessario passare a uno scavo archeologico molto più ampio. Se comparirà legno, Nikumaroro avrà restituito almeno una risposta. Dopo 89 anni, sarebbe già parecchio.

Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro