Sciopero delle farmacie, stop per 24 ore: ecco chi aderisce il 13 aprile e perché si protesta

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Il contratto è scaduto il 31 agosto 2024, da allora mesi di trattative andate a vuoto, due tavoli falliti ed una proposta datoriale che i sindacati definiscono inadeguata. Lunedì 13 aprile le farmacie private italiane si fermano.

La mobilitazione, indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, coinvolge più di 76mila lavoratori del settore — non solo i farmacisti collaboratori, ma tutto il personale dipendente. Aderiscono anche Usi 1912 e Usu Commercio Turismo e Servizi.

Orari e cosa succede alle farmacie

Lo sciopero dura dalla mezzanotte alle ore 24 e riguarda tutto il personale dipendente. Le serrande, però, non abbassano. La Commissione di garanzia ha fissato tre criteri:

  • Dovrà restare in servizio almeno un terzo del personale farmacista normalmente impiegato.
  • Dovrà essere garantito almeno il 50% delle prestazioni abituali.
  • I servizi minimi dovranno essere assicurati da tutte le farmacie aperte, non solo da quelle di turno.

Il personale in sciopero non può essere sostituito con lavoratori esterni, quindi contratti a termine, somministrazione o collaborazioni coordinate sono esclusi. Nelle farmacie individuali in cui tutti i dipendenti aderissero allo sciopero, il titolare è comunque tenuto a garantire il servizio con la propria attività professionale. Solo in caso di oggettiva impossibilità potrà comunicare la chiusura all’Azienda sanitaria e al Sindaco. Le farmacie societarie, invece, se vedessero scioperare tutti i farmacisti compreso il direttore, avranno facoltà di comunicare la chiusura per la sola giornata.

Va detto che la situazione non è del tutto lineare. I sindacati hanno fatto sapere che non si atterranno alle indicazioni della Commissione di Garanzia, annunciando l’intenzione di applicare una regolamentazione del 2002 che imponeva di garantire le prestazioni indispensabili nelle sole farmacie di turno. Federfarma ha ribadito di doversi attenere a quanto disposto dalla Commissione, unica autorità deputata per legge. Il livello di servizio, dunque, potrebbe variare da farmacia a farmacia.

Perché si sciopera

Il nodo centrale è il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto da circa 16 mesi. La decisione arriva al termine di un confronto che, nonostante gli ultimi incontri del 4 e dell’11 febbraio, non ha registrato avanzamenti sufficienti a colmare le distanze sul piano economico e sul riconoscimento delle professionalità.

Sul piano salariale, la distanza tra le parti è ampia. I sindacati rivendicano per il farmacista collaboratore un incremento intorno ai 360 euro, per recuperare l’erosione causata dall’inflazione, mentre le proposte avanzate dalla parte datoriale si collocano invece tra 120 e 200 euro complessivi, con una quota costruita anche su elementi non stabili della retribuzione.

In più, c’è la questione legata alla progressiva affermazione della “farmacia dei servizi“, che ha modificato sostanzialmente il perimetro dell’attività quotidiana, che oggi prevede, oltre la dispensazione di farmaci e le consulenze, anche le vaccinazioni, le prestazioni diagnostiche, i servizi di prevenzione ed in generale tutta una serie di attività sempre più vicine a quelle di un presidio sanitario di prossimità.

La manifestazione di Roma

Oltre allo sciopero, a Roma è previsto un corteo nazional: partenza alle ore 9 da Piazza Vittorio Emanuele II, arrivo a Piazza San Giovanni in Laterano, in prossimità della sede nazionale di Federfarma. Sono attesi circa 1.500 lavoratori provenienti da tutta Italia. I sindacati ricordano che lo sciopero è un diritto costituzionale e che l’adesione è individuale e riservata e non deve essere comunicata preventivamente al datore di lavoro.

Per i cittadini, il consiglio è quello di verificare l’apertura della farmacia di riferimento e rimandare a martedì eventuali prestazioni non urgenti.

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Autore articolo: Marco Crisciotti