Se hai più di 65 anni e un animale domestico in casa, ti conviene leggere questo per risparmiare sulle spese veterinarie

Per molte persone anziane, soprattutto quando il reddito è basso, una visita dal veterinario, un intervento o una terapia farmacologica possono trasformarsi rapidamente in una spesa difficile da sostenere; è proprio per intervenire su questo fronte che anche nel 2026 resta attivo il fondo nazionale destinato ai proprietari di animali d’affezione con più di 65 anni e un ISEE contenuto.
Quello che viene spesso chiamato “bonus animali domestici” non è però un contributo universale né un rimborso automatico: la misura è rivolta a una platea ben definita, è finanziata con risorse nazionali e viene poi gestita concretamente attraverso le Regioni, che stabiliscono modalità, tempi e procedure per accedere ai fondi disponibili.
Bonus animali domestici 2026: chi può richiederlo
I requisiti sono precisi e devono essere rispettati contemporaneamente. Il proprietario deve avere più di 65 anni al momento in cui sostiene la spesa, deve avere un ISEE inferiore a 16.215 euro e deve risultare formalmente proprietario dell’animale per il quale viene richiesto il contributo.
C’è poi un altro elemento da verificare: l’animale deve essere identificato e registrato nella Banca dati nazionale, nella sezione SINAC, oppure nelle banche dati regionali previste per gli animali da compagnia.
Non basta quindi rientrare nei limiti di età e reddito; la misura è pensata per proprietari regolarmente registrati e per animali censiti nei sistemi previsti dalla normativa.
Quali spese rientrano nel fondo
Il sostegno non riguarda soltanto le visite veterinarie di routine. Tra le spese ammesse rientrano infatti anche gli interventi veterinari, le analisi di laboratorio e l’acquisto di medicinali veterinari, purché sostenuti a partire dal 1° gennaio 2024.
È un aspetto rilevante, perché sono proprio le spese legate a diagnosi, terapie e interventi più complessi a incidere maggiormente sul bilancio familiare; il fondo nasce quindi per coprire una parte dei costi che possono diventare più difficili da affrontare per chi vive con una pensione o con entrate limitate.
Come si presenta la domanda
Non esiste una domanda nazionale unica da inviare all’INPS o direttamente al Ministero della Salute. L’accesso al contributo avviene attraverso la Regione di residenza e, di conseguenza, la procedura può cambiare da un territorio all’altro: scadenze, documenti da allegare, modulistica e modalità di presentazione vengono infatti definiti a livello regionale.
Chi possiede i requisiti deve quindi controllare il portale istituzionale della propria Regione per verificare se siano stati pubblicati un avviso, un bando o indicazioni specifiche sull’utilizzo delle risorse disponibili.
Quanto si può ottenere
Su questo punto circolano spesso cifre poco precise. Non esiste, infatti, un importo nazionale fisso valido per tutti né un “bonus da 200 o 300 euro” garantito automaticamente a ogni beneficiario. Per il 2026 il fondo dispone complessivamente di 237.500 euro, che vengono ripartiti tra le Regioni secondo i criteri previsti dal decreto attuativo; l’importo effettivamente riconosciuto ai singoli beneficiari dipende quindi dalle risorse assegnate al territorio e dalle modalità definite dalle amministrazioni regionali.
In altre parole, il decreto stabilisce chi può accedere al fondo e come vengono distribuite le risorse, ma non assegna a priori una cifra identica a tutti.
Perché se ne parla proprio nel 2026
La misura è stata finanziata per il triennio 2024-2026, ma il suo percorso attuativo non è stato immediato. Quando il ministro della Salute Orazio Schillaci ne aveva parlato alla Camera il 29 gennaio 2025, il decreto necessario per definire criteri di ripartizione e modalità di accesso era ancora all’esame della Conferenza Stato-Regioni.
Quel passaggio è stato poi completato: il decreto del Ministero della Salute, adottato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato firmato il 30 aprile 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 luglio dello stesso anno.
Da quel momento sono stati definiti in modo più chiaro i requisiti, le spese ammesse e il ruolo delle Regioni nella gestione concreta della misura.
Attenzione a non confonderlo con la detrazione Irpef
Il fondo destinato agli over 65 con ISEE basso non è la stessa cosa della detrazione fiscale prevista per alcune spese veterinarie.
Nel primo caso si tratta di un sostegno legato all’età, alla situazione economica e alle procedure regionali; nel secondo, invece, il beneficio passa attraverso la dichiarazione dei redditi e segue regole differenti.
La distinzione è importante, perché sotto l’etichetta generica di “bonus animali domestici” finiscono spesso strumenti diversi tra loro. Per chi ha più di 65 anni, un ISEE inferiore a 16.215 euro e un animale regolarmente registrato, il passo concreto da fare nel 2026 è quindi verificare sul sito della propria Regione se e come sia possibile accedere al fondo.
