Sembra l’inferno, ma è il Borneo: cieli arancioni e fumo tossico soffocano l’Indonesia (minacciando la sopravvivenza degli oranghi)

Una catastrofe ecologica di proporzioni storiche sta devastando le foreste pluviali dell’Indonesia, in particolare l’isola di Borneo, la provincia di Central Kalimantan e la cittadina di Buntok, territorio della comunità Dayak Maanyan, minacciando da vicino la sopravvivenza degli oranghi, una specie già classificata a forte rischio di estinzione. Gli incendi boschivi proseguono ininterrottamente da 4 mesi, alimentati da un’ondata eccezionalmente intensa del fenomeno climatico El Niño, e hanno già incenerito oltre 800.000 ettari di territorio nel 2026, causando più di 1.700 vittime umane per via dei fumi tossici.
Le fiamme attive interessano attualmente oltre il 50% dell’intero habitat dei primati, travolgendo roccaforti della biodiversità come il Parco Nazionale Gunung Palung. L’emergenza è resa drammatica dal prosciugamento delle foreste di torba, drenate dall’uomo per fare spazio alle piantagioni di palma da olio e all’agricoltura. La torba essiccata agisce come un combustibile sotterraneo che continua a bruciare a lungo anche sotto la superficie.
Una grave emergenza sanitaria
Gli incendi hanno trasformato l’area in una vera e propria camera a gas a cielo aperto. Il fumo tossico e la nebbia arancione hanno varcato i confini nazionali, oscurando lo skyline di Singapore e imponendo la chiusura temporanea delle scuole nella vicina Malesia. L’impatto sulla popolazione locale è drammatico. I dati ufficiali e le testimonianze mostrano un bilancio medico allarmante: ben 277.075 persone sono state ricoverate in ospedale a causa di gravi infezioni respiratorie acute.
Tra i soggetti ospedalizzati si contano 62.400 bambini di età inferiore ai 5 anni, oltre a neonati, anziani e donne in gravidanza costretti a respirare aria fortemente inquinata. La devastazione ha causato anche la tragica scomparsa di diversi vigili del fuoco impegnati in prima linea, mentre gli abitanti dei villaggi hanno visto andare distrutte le proprie foreste e le piantagioni di alberi della gomma da cui dipende il sostentamento economico locale.
Le conseguenze sugli oranghi
I roghi hanno già incenerito oltre 2 milioni di acri di foresta plurimillenaria, un’estensione pari a circa 5 volte la superficie della Grande Londra. Questo disastro senza precedenti ha spazzato via il 60% dell’habitat naturale degli oranghi, minacciando la sopravvivenza della specie e provocando la morte di centinaia di animali bruciati vivi tra le fiamme.
Secondo gli studi, l’esposizione prolungata al fumo tossico altera gravemente la salute e il comportamento di questi animali: durante i periodi di forte inquinamento, i primati riducono drasticamente le vocalizzazioni, contraggono gli spostamenti quotidiani e consumano rapidamente le proprie riserve di grasso corporeo. Inoltre, la distruzione della vegetazione primaria priva gli esemplari di frutti e foglie, provocando casi di grave disidratazione e deperimento organico, con effetti negativi sulla biodiversità che si protraggono anche a distanza di 12 anni dal passaggio del fuoco.
Le drammatiche operazioni di salvataggio
In questo scenario apocalittico, le squadre di soccorso lavorano ininterrottamente per strappare i primati alla morte. Tra le storie più toccanti spicca il salvataggio della giovane oranga Novita, recuperata da un albero di sengon accerchiato dal fuoco e sedata con un dardo anestetico mentre mostrava ustioni sul 20% del corpo a causa del terreno bollente. Analogamente, la squadra di Llano Sánchez è intervenuta per trarre in salvo una madre, ribattezzata Mama Penja, e il suo cucciolo Penja, trovati ridotti a pelle e ossa e con gravi ferite agli arti all’interno di una piantagione.
Nonostante otto oranghi siano stati recentemente riabilitati e rimessi in libertà, il lavoro degli ecologi rimane complesso a causa del continuo restringimento dei corridoi ecologici e della difficoltà di individuare porzioni di foresta ancora sicure. La forte competizione per il cibo e il rischio di conflitti con le comunità umane rendono i trasferimenti estremamente delicati. Tuttavia il ritrovamento di piccoli gruppi di esemplari riparati lungo i corsi d’acqua testimonia l’incredibile resilienza della fauna selvatica, spingendo gli operatori e i volontari a proseguire le operazioni di pattugliamento e spegnimento in attesa delle piogge stagionali.
Le raccolte fondi per sostenere i vigili del fuoco
Di fronte alla distruzione del fondamentale ecosistema tropicale, attivisti come Emmanuel Ashinta e organizzazioni no-profit come la Friends of the National Parks Foundation attraverso l’account FNPF si stanno mobilitando per raccogliere fondi urgenti per fronteggiare la crisi. Le campagne di solidarietà mirano a sostenere i vigili del fuoco sul campo, realizzare rifugi contro il fumo per tutelare i gruppi più vulnerabili e salvare le ultime aree forestali rimaste intatte.
Come ricordano i volontari attivi sul territorio, la salvaguardia di questi ecosistemi è essenziale per regolare il clima globale e garantire la produzione alimentare. Senza un intervento immediato della comunità internazionale, la distruzione del Borneo rischia di trasformarsi in una perdita irreparabile per la biodiversità e per la vita delle popolazioni locali.
