Sequestrati 30 cani in un allevamento degli orrori in Trentino: vivevano tra rifiuti e deiezioni in gabbie anguste e senza acqua

Un’operazione congiunta sul territorio trentino ha portato alla luce una sconcertante realtà nascosta dietro le mura di un centro cinofilo. Nel comune di Fiavè, gli uomini del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento sono intervenuti ponendo sotto sequestro giudiziario circa trenta cani dotati di pedigree Enci. La struttura finita nel mirino delle forze dell’ordine fa capo a un’associazione sportiva dilettantistica affiliata a Libertas, ente di promozione sportiva ufficialmente riconosciuto dal Coni.
L’azione della forza pubblica è scattata a seguito del materiale raccolto dallo Sportello contro i maltrattamenti di Trento. I sopralluoghi hanno svelato scenari di estremo degrado strutturale e igienico-sanitario. Michela Lizziero, avvocato e attivista dell’associazione Lav in Trentino, ha documentato lo stato di sofferenza dei quadrupedi: molti animali presentavano evidenti segni di deperimento fisico, privi persino delle ciotole per l’acqua potabile. I pavimenti si presentavano sconnessi e sommersi da deiezioni, liquami e rifiuti organici, mentre svariati cani giacevano reclusi all’interno di gabbie sovrapposte, dalle dimensioni talmente ridotte da impedire qualunque movimento naturale.
Le reazioni di Lav e l’appello per una riforma del settore cinofilo
L’intera documentazione visiva e testimoniale ha consentito di far scattare un blitz d’emergenza a tutela della salute dei cani. Michela Lizziero ha confermato che l’ente zoofilo seguirà l’intero percorso giudiziario affinché la Procura di Trento possa individuare la migliore sistemazione per le vittime di questo maltrattamento.
Sulla vicenda è intervenuta con fermezza anche Alessandra Ferrari, responsabile dell’area animali familiari per Lav. La referente ha sollecitato il mondo della cinofilia sportiva e le istituzioni a esercitare maggiori controlli interni, stigmatizzando la tendenza a considerare i cani come semplici oggetti di profitto o strumenti per il mercato e lo sport anziché come esseri senzienti. Queste le sue parole:
Episodi come questo dimostrano quanto sia necessario mettere in discussione un modello che continua a considerare gli animali come strumenti per lo sport, la riproduzione o il mercato, anziché come individui dotati di esigenze proprie e di un valore che prescinde dalla loro utilità per l’essere umano. Finché questa visione continuerà a permeare il rapporto con gli animali, il rischio che si verifichino casi di sfruttamento e maltrattamento resterà inevitabilmente presente.
Fonte: LAV
