Shein multata per oltre 22 milioni di euro in Francia: “violazioni su tracciabilità e delle norme a tutela dei consumatori”

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Nuova stangata per Shein. Le autorità francesi hanno inflitto al gigante dell’ultra-fast fashion due nuove sanzioni per un totale di oltre 22 milioni di euro, accusandolo di aver violato diverse norme a tutela dei consumatori, dalla tracciabilità dei prodotti alle informazioni ambientali, fino ai tempi di consegna e alle modalità di reso.

Le sanzioni sono il risultato di un’indagine condotta dalla Direzione generale per la concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi francese (DGCCRF), che ha esaminato diverse piattaforme di e-commerce con sede fuori dall’Europa. Con questa nuova decisione, l’ammontare complessivo delle multe comminate dalla Francia all’azienda supera i 210 milioni di euro.

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Una prima multa da circa 5,77 milioni di euro è stata inflitta  Infinite Styles Ecommerce Co Limited (ISEL), venditore di prodotti a marchio SHEIN sul sito web della fr.shein.com. Secondo l’autorità francese, l’azienda non avrebbe rispettato il diritto dei consumatori a ripensarci entro 14 giorni dall’acquisto, garantendo il reso gratuito come previsto dalla normativa europea.

Ma non è tutto. La DGCCRF contesta anche l’assenza di informazioni obbligatorie sulla tracciabilità dei capi d’abbigliamento: in particolare, Shein non avrebbe indicato in modo adeguato i Paesi in cui i prodotti vengono tessuti, tinti e confezionati.

Microplastiche e trasparenza

Tra le contestazioni più rilevanti figura anche la mancata comunicazione della presenza di microplastiche nei tessuti. Si tratta di una questione tutt’altro che marginale: gran parte degli indumenti venduti dalle piattaforme di ultra fast fashion contiene elevate percentuali di poliestere e altre fibre sintetiche. A ogni lavaggio, questi materiali rilasciano minuscole particelle plastiche che finiscono nelle acque reflue e poi nei fiumi, nei mari e perfino nella catena alimentare.

Una seconda sanzione da 16,73 milioni di euro è stata invece comminata a Infinite Styles Services Co Limited (ISSL), gestore del sito web fr.shein.com, accusata di ulteriori violazioni della legislazione a tutela dei consumatori.

L’azienda ha respinto le accuse, definendo le multe “manifestamente sproporzionate” e sostenendo che non sia stato dimostrato alcun danno concreto ai clienti.

Non vi è mai stato alcun dubbio sull’equità delle transazioni sulla nostra piattaforma né sulla qualità e sicurezza dei prodotti e dei servizi offerti, ha dichiarato portavoce di Shein a Retail Systems.

In Francia, Shein è da tempo nel mirino delle autorità e delle associazioni dei consumatori. Nel 2024 aveva già ricevuto una sanzione da 40 milioni di euro per pratiche commerciali considerate ingannevoli riguardo agli sconti applicati e alle dichiarazioni sul proprio impatto ambientale.

Ma a far crescere ulteriormente l’attenzione nei confronti della piattaforma era stato anche il caso delle bambole sessuali dalle sembianze infantili individuate sul marketplace dell’azienda. Dopo le forti polemiche, Shein aveva rimosso immediatamente i prodotti e vietato la vendita di bambole sessuali a livello globale.

Il ministro francese del Commercio, Serge Papin, ha accusato apertamente le piattaforme di e-commerce extraeuropee di sottrarsi al rispetto delle regole vigenti, parlando di una forma di concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano rispettando le normative europee.

Da anni, dalle organizzazioni ambientaliste ai sindacati ad alcuni rappresentanti politici, si denunciano il modello di business di Shein. Le accuse riguardano l’enorme impatto ambientale della produzione di massa, l’eccessiva quantità di rifiuti tessili generati, la concorrenza considerata sleale verso i produttori locali, la vendita di prodotti non sempre conformi agli standard europei e le condizioni di lavoro nelle fabbriche della filiera produttiva cinese.

Le nuove sanzioni rappresentano dunque un ulteriore tassello nella crescente pressione esercitata dalle istituzioni europee sulle piattaforme dell’ultra fast fashion, chiamate sempre più spesso a rispondere non solo della qualità dei prodotti venduti, ma anche della loro trasparenza, sostenibilità e responsabilità sociale.

Fonte: DGCCRF

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Autore articolo: Germana Carillo