Signteq propone un’API unica per semplificare la conformità dell’identità tra UK e UE


La società signteq propone alle istituzioni finanziarie britanniche con clienti o sedi nell’Unione europea una piattaforma unica per la conformità dell’identità tra UK e UE.
Punti chiave
- La mira di signteq sono le realtà britanniche che fanno affari anche nell’UE.
- Da luglio 2027 l’AMLR armonizzerà il KYC in tutta l’Unione europea.
- Verifica, conformità e firme passano da un’unica API.
L’approccio mette insieme verifica dell’identità, prevenzione delle frodi e firme elettroniche, invece di affidarle a fornitori diversi. Lo ha illustrato la società in un comunicato pubblicato da Finextra.
Il comunicato racconta la presentazione all’Open Banking Expo 2026, tenutosi il 13 e 14 ottobre 2026 al Business Design Centre di Islington, a Londra. La piattaforma viene proposta come via per soddisfare i requisiti normativi europei con un’integrazione unificata.
Due regimi, una sola conformità dell’identità tra UK e UE
Le banche, le fintech e i fornitori di pagamenti britannici che servono clienti europei devono fare i conti con due regimi normativi distinti. Dalla Brexit, i requisiti sull’identità si evolvono su binari separati.
Il mercato di riferimento di signteq comprende sia gli istituti che gestiscono entità nell’UE sia quelli che hanno clienti sul territorio europeo.
Nella proposta pesano due scadenze europee. L’AMLR armonizzerà il KYC in tutta l’UE da luglio 2027, mentre eIDAS 2.0 obbligherà gli istituti regolamentati ad accettare l’EU Digital Identity Wallet.
Per chi lavora su entrambi i mercati, signteq presenta la piattaforma come alternativa all’adeguamento di sistemi separati per ogni requisito europeo. La scommessa è che un’unica integrazione basti a tenere insieme i due quadri.
Controlli frammentati, buchi nel percorso del cliente
Secondo la società, sistemi separati per verifica dell’identità, conformità e monitoraggio creano punti deboli. Lì i clienti abbandonano la procedura, le frodi passano e le prove per gli audit si perdono.
Open Banking e Open Finance rendono il problema più concreto, perché un singolo percorso del cliente può attraversare più istituti e servizi di pagamento.
Questi nodi sono emersi in un panel dell’expo con Lena Miglbauer, Chief Revenue Officer di signteq. Con lei c’erano Hannah Regan di Capital One, Helena Wood della City of London Police e Simon Stokes di PaymentGenes.
Si è parlato di frodi su scala industriale, tra deepfake e SIM swap, e di prevenzione prima che la transazione avvenga.
«Non servono per forza più strumenti. Serve che verifica dell’identità, prevenzione delle frodi e conformità lavorino insieme», ha detto Miglbauer.
Un’unica integrazione per verifica, conformità e firme
La piattaforma riunisce verifica dell’identità, KYC e KYB, controlli AML con monitoraggio, firme elettroniche qualificate e open banking. Gli istituti accedono ai servizi con una API, un contratto e un SLA, senza gestire più fornitori separatamente.
Al modello si aggiunge l’indipendenza dai provider. Un livello di orchestrazione sceglie metodi di verifica e fornitori in base a rischio, Paese, dispositivo o disponibilità.
Se un provider va in errore, un instradamento automatico di riserva permette all’onboarding di proseguire.
Secondo la società, i controlli sull’identità non si fermano all’onboarding ma riguardano anche firme, nuova autenticazione e monitoraggio. Un unico audit trail condiviso accompagna l’intero ciclo di vita del cliente.
signteq dichiara certificazioni eIDAS ed ETSI TS 119 461 e il supporto all’accettazione dell’EUDI Wallet. La piattaforma copre più di 30 mercati europei e tutti i dati vengono trattati nell’UE.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.
