Sono una dermatologa e ti spiego se gli stick solari possono davvero sostituire la crema solare

Piccoli, pratici e sempre più popolari, gli stick solari stanno conquistando farmacie, parafarmacie e social network. Ma possono davvero sostituire la classica crema solare? A questa domanda ha risposto la dermatologa Stéphanie Leclerc-Mercier, intervistata dalla rivista francese 60 Millions de Consommateurs.
Secondo l’esperta la risposta è categorica:
lo stick è un prodotto complementare che non sostituisce la protezione solare.
Un messaggio importante, soprattutto ora che questi prodotti vengono spesso presentati come una soluzione pratica e completa per proteggersi dal sole.
Perché gli stick solari non possono sostituire la crema
Secondo Leclerc-Mercier, gli stick sono stati progettati per proteggere piccole aree particolarmente esposte, come naso, zigomi, orecchie, labbra (nei prodotti che lo prevedono), cicatrici, tatuaggi e nei. Non sono invece pensati per essere utilizzati su viso e corpo come unica protezione.
Anche il professor Laurent Misery, primario del reparto di dermatologia dell’Ospedale Universitario di Brest, conferma che è molto più efficace applicare una crema uniformemente su tutto il viso piuttosto che affidarsi esclusivamente allo stick. Il rischio, infatti, è quello di trattare solo alcune zone e dimenticare il resto della pelle, lasciandola esposta ai raggi UV.
L’errore più comune è poi pensare che basti una sola passata. Per ottenere il livello di protezione SPF indicato sulla confezione, infatti, è necessario applicare 2 mg di prodotto per ogni centimetro quadrato di pelle. Con uno stick questo significa passare il prodotto tre o quattro volte sulla stessa zona, spiega il professor Misery.
Eppure molti marchi si limitano a consigliare un’applicazione “generosa”, senza specificare quante passate siano realmente necessarie. Il rischio è quindi quello di utilizzare una quantità insufficiente e ottenere una protezione molto inferiore a quella promessa.
Questo non significa che gli stick siano inutili. Anzi, hanno alcuni vantaggi pratici: sono facili da infilare in tasca o nello zaino, risultano particolarmente comodi durante attività come trekking, corsa o ciclismo e consentono di effettuare rapidamente un ritocco quando non si ha con sé il classico flacone di crema. Inoltre, grazie alla consistenza solida, non sporcano le mani e in spiaggia evitano che la sabbia si attacchi al prodotto.
Ma proprio questa praticità può indurre a usarli nel modo sbagliato. La dermatologa raccomanda infatti che:
una volta applicato lo stick, bisogna stendere il prodotto, usando le mani se necessario, per raggiungere anche le zone più difficili da coprire perfettamente.
Non è un dettaglio. La stessa Leclerc-Mercier racconta infatti che alcuni amici che praticano trail running le hanno mandato foto della loro pelle non perfettamente coperta dalla crema solare e quindi scottata a chiazze, a dimostrazione di quanto sia facile lasciare parti della pelle senza un’adeguata protezione.
Mai per i bambini
La dermatologa è ancora più netta quando si parla dei più piccoli: “Lo stick è assolutamente inadeguato“.
Ricorda che i bambini sotto i tre anni non dovrebbero essere esposti direttamente al sole e che, dopo questa età, la protezione migliore resta quella garantita dall’ombra, da un cappello e da indumenti leggeri ma coprenti. Per la pelle che rimane esposta è preferibile utilizzare una crema solare specifica per bambini, applicata in quantità abbondante, cosa che con uno stick è molto difficile da fare.
Costano molto di più delle creme
Un altro aspetto evidenziato dall’inchiesta di 60 Millions de Consommateurs riguarda il prezzo. A parità di quantità, gli stick possono costare da cinque a dieci volte più di una crema solare tradizionale. Alcuni arrivano persino a superare i 1.600 euro al chilogrammo, una cifra paragonabile a quella di alcuni tipi di caviale.
Inoltre durano molto poco. Considerando che per proteggere correttamente il solo viso serve circa 1 grammo di prodotto, uno stick da 10-20 grammi può esaurirsi dopo poche applicazioni se utilizzato nella quantità realmente necessaria.
Gli ingredienti sono generalmente buoni
Sul fronte della formulazione arrivano invece notizie rassicuranti. L’analisi condotta dalla rivista francese evidenzia che gli stick esaminati sono generalmente privi di sostanze considerate interferenti endocrini secondo le attuali conoscenze scientifiche, oltre a non contenere parabeni, ftalati e alcuni filtri UV storicamente più controversi.
La maggior parte dei prodotti offre inoltre una protezione SPF 50 o 50+ e riporta il simbolo UVA cerchiato, che indica la protezione anche contro i raggi UVA, responsabili dell’invecchiamento cutaneo e dell’aumento del rischio di tumori della pelle.
Alla fine, quindi, gli stick solari sono sicuramente pratici e possono rivelarsi molto utili per ritoccare la protezione durante la giornata o per proteggere zone specifiche particolarmente esposte. Ma non dovrebbero essere considerati un’alternativa alla crema solare tradizionale.
Fonte: 60 Millions de Consommateurs
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