Stop alla carne brasiliana in Europa: cosa c’entra la bresaola della Valtellina (e perché rischia di costare di più)

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Da oggi, 3 settembre 2026, il Brasile non potrà più esportare nell’Unione europea diverse tipologie di prodotti di origine animale, tra cui la carne. E tra le conseguenze meno immediate di questa decisione ce n’è una che riguarda da vicino anche l’Italia.

Ma partiamo dall’inizio. Il motivo del blocco non è un’allerta alimentare che rende improvvisamente pericolosa la carne brasiliana già presente sul mercato o altri prodotti provenienti da questo Pasese. La questione è un’altra e riguarda le garanzie richieste dall’Unione europea sull’utilizzo di determinati medicinali antimicrobici negli animali destinati alla produzione di alimenti.

La Commissione europea ha stabilito che potranno entrare nell’Ue soltanto i prodotti provenienti da Paesi in grado di dimostrare il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa europea. Il Brasile, per alcune categorie, non ha fornito in tempo le garanzie necessarie ed è quindi stato escluso dall’elenco.

La nuova regola riguarda in particolare carni bovine, carni equine, pollame, prodotti dell’acquacoltura e miele provenienti dal Brasile.

Ma cosa c’entra la bresaola della Valtellina?

Ancora pochi lo sanno, ma la bresaola della Valtellina dipende dalla carne sudamericana. Quando pensiamo a questo prodotto è facile immaginare bovini allevati tra le montagne lombarde, prati alpini e una filiera interamente locale. La realtà della materia prima è però molto più complessa.

Il Consorzio di tutela spiega apertamente che per produrre la Bresaola della Valtellina IGP vengono utilizzate soprattutto carni provenienti da allevamenti europei e sudamericani. La carne deve avere caratteristiche precise: vengono utilizzati tagli della coscia di bovini selezionati, con un’età compresa tra 18 mesi e 4 anni. Tra le razze sudamericane viene indicato anche lo zebù, particolarmente diffuso in Brasile.

Il dato più sorprendente arriva però dalle cifre rese note in questi giorni dal presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina IGP, Mario Moro, al Sole 24 Ore: l’82% della carne utilizzata arriverebbe dal Sud America e, di questa, il 60% dal Brasile.

Tradotto: lo stop deciso dall’Europa non è affatto un dettaglio per questo comparto.

Secondo Moro, il provvedimento rischia di far mancare nell’immediato circa il 25% della materia prima necessaria alla produzione della bresaola. E le quotazioni della carne destinata a questo prodotto sarebbero già aumentate del 15% da giugno, quando la misura europea era stata annunciata.

Le aziende stanno cercando di compensare il problema aumentando gli acquisti da altri Paesi sudamericani e utilizzando le scorte accumulate negli ultimi mesi. Ma, secondo quanto riferito dal Consorzio, queste riserve potrebbero garantire soltanto due o tre mesi di produzione.

Perché si chiama “Bresaola della Valtellina” se è fatta con carne estera?

È qui che occorre fare una distinzione importante. La Bresaola della Valtellina IGP è davvero un prodotto della Valtellina, ma questo non significa che la carne utilizzata debba necessariamente provenire dalla Valtellina o dall’Italia.

Il disciplinare non impone che la carne utilizzata provenga dall’Italia. Stabilisce invece che il prodotto sia ottenuto dalle cosce di bovini tra i 18 mesi e i 4 anni e che la lavorazione avvenga nella provincia di Sondrio.

La provenienza della materia prima, dunque, può essere estera. È una caratteristica che il Consorzio stesso non nasconde. Anzi, spiega che il ricorso alle carni importate dipende dalla necessità di trovare bovini che abbiano contemporaneamente le caratteristiche qualitative richieste e una disponibilità sufficiente a sostenere la produzione.

La questione sollevata dallo stop europeo va quindi ben oltre il semplice problema di approvvigionamento. Ci costringe a guardare dentro la filiera di un prodotto che associamo fortemente a un territorio.

La Bresaola della Valtellina IGP ha infatti un legame territoriale molto preciso: il prodotto viene elaborato nella provincia di Sondrio e il rispetto del disciplinare è sottoposto a controlli da parte di un organismo terzo, CSQA, incaricato dal Ministero dell’Agricoltura. Ma il viaggio della carne può iniziare migliaia di chilometri più lontano, in Sud America.

È una distinzione fondamentale perché l’IGP non equivale alla dicitura “carne italiana”.

Cosa succederà ora alla bresaola

Per il momento, lo stop alle importazioni non significa che la Bresaola della Valtellina IGP sparirà dai supermercati. Le aziende possono continuare a utilizzare le scorte già disponibili e, soprattutto, cercare di sostituire la materia prima brasiliana con carne proveniente da altri Paesi autorizzati a esportare nell’Unione europea.

Il problema è che rimpiazzare rapidamente una quota importante della carne utilizzata per la produzione non è semplice. Non basta infatti trovare genericamente carne bovina: la materia prima deve avere caratteristiche precise, adatte alla lavorazione e alla produzione della bresaola, e deve essere disponibile in quantità sufficienti per una filiera che produce migliaia di tonnellate ogni anno.

Il blocco potrebbe quindi avere conseguenze innanzitutto sui costi della materia prima. Se la domanda si concentra su un numero più ristretto di Paesi fornitori, reperire carne con le caratteristiche richieste potrebbe diventare più costoso. E questo potrebbe, almeno in parte, riflettersi anche sul prezzo finale della bresaola.

Non è però possibile dire oggi quanto aumenteranno i prezzi al supermercato, né se l’aumento sarà effettivamente trasferito ai consumatori: dipenderà dalla durata dello stop, dalla capacità delle aziende di trovare nuovi fornitori e dall’andamento delle quotazioni della carne bovina.

Nel frattempo, però, la vicenda mette in evidenza quanto la filiera della bresaola dipenda da una materia prima che arriva in larga parte dall’estero. Ed è forse questo l’aspetto più sorprendente per chi associa il prodotto, anche solo nell’immaginario, alle montagne della Valtellina.

Fonti:  Regolamento UE 2026/1189 – EUR-Lex / Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina

Autore articolo: Francesca Biagioli