Un video su YouTube a cui nessuno credeva ha dimostrato l’esistenza del misterioso gatto delle sabbie in Libia

Un filmato amatoriale di appena 18 secondi ha riscritto i confini della zoologia nordafricana. Quando nel 2017 il fotografo naturalista Mohammed Saad Muntser (noto anche come Mohammed Almuntasir) caricò sul proprio canale YouTube le immagini di un piccolo felino intento a scavare tra le dune, la comunità scientifica accolse la notizia con totale scetticismo. L’eccezionale mimetismo del gatto delle sabbie (Felis margarita) e la frammentazione del suo habitat rendevano l’avvistamento quasi impossibile, soprattutto in Libia, un territorio precedentemente escluso dagli areali ufficiali della specie.
A cambiare le sorti di questa scoperta è stato lo zoologo Firas Hayder, che credendo all’autenticità del materiale ha proposto a Muntser una stretta collaborazione. Il sodalizio, supportato in seguito da un team della Sol Plaatje University, ha dato vita a un monitoraggio sul campo durato circa otto anni. I risultati di questa estenuante ricerca sono stati finalmente validati e pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Arid Environments.
Una spedizione scientifica tra Tuareg e contrabbandieri
La raccolta delle prove ha dovuto fare i conti con un contesto geopolitico estremamente complesso. Il deserto nel sud-ovest della Libia, nei pressi della città di Zintan, è infatti una delle zone meno esplorate del continente, priva di riserve protette e sistematicamente battuta da bande di contrabbandieri armati lungo i confini con Algeria, Niger e Ciad. In un’occasione i ricercatori sono stati persino costretti a interrompere le attività a causa di un conflitto a fuoco.
Per superare le barriere logistiche e ambientali, gli scienziati hanno integrato tecnologie di localizzazione GPS e fototrappole collaborando direttamente con le comunità locali dei Tuareg, profondi conoscitori del deserto. Questa sinergia ha permesso di registrare ben 13 avvistamenti del felino nella stessa area, confermando la presenza di una vera e propria roccaforte biologica per la conservazione della specie.

Bracconaggio e mercati neri minacciano la biodiversità
L’indagine sul campo ha riservato sorprese anche per altre specie selvatiche. Gli scienziati hanno documentato l’allargamento dell’areale della zorilla della Libia (o puzzola striata del Sahara, Poecilictis lybica), individuata in otto località inedite che ridefiniscono le mappe ufficiali stabilite dall’IUCN. Nel Sahara libico resistono inoltre specie in forte pericolo di estinzione come il ghepardo del Nord Africa, la gazzella dama e il gerbillo delle sabbie.
Accanto al successo scientifico emergono però gravi minacce legate all’antropizzazione illegale. I monitoraggi hanno svelato che il gatto delle sabbie viene regolarmente catturato per essere venduto come animale domestico nei mercati locali, mentre la zorilla subisce un bracconaggio sistematico a causa della forte richiesta dei suoi componenti nella medicina tradizionale. Gli studiosi hanno lanciato un appello internazionale urgente per avviare programmi di tutela mirati, prima che il mercato nero cancelli definitivamente i segreti di questo fragile ecosistema.
Fonte: Journal of Arid Environments
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