“Uno sbirro in Appennino”, Claudio Bisio torna stasera su Rai1 con una fiction che mette al centro lo spopolamento dei borghi montani

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Claudio Bisio veste i panni del commissario Vasco Benassi, protagonista della nuova fiction Uno sbirro in Appennino, in arrivo su Rai1 questa sera, 9 aprile, alle 21.30 per quattro prime serate, ma con i primi due episodi già disponibili su RaiPlay dal 7 aprile. Il personaggio è un investigatore esperto, considerato il miglior poliziotto di Bologna, la cui carriera subisce una brusca battuta d’arresto dopo un errore professionale. La conseguenza è un trasferimento punitivo a Muntagò, piccolo paese immaginario dell’Appennino dove Benassi è nato e che aveva lasciato anni prima.

Il ritorno alle origini non è solo un cambio di sede, ma un vero confronto con il passato. Tra vecchi legami familiari, amori sospesi e dinamiche di paese, ogni indagine diventa personale. Il commissario si trova così a lavorare in un contesto lontano dalla città, dove i rapporti sono più diretti e ogni caso coinvolge l’intera comunità. Il tono della serie mescola poliziesco, commedia e dramma, costruendo una narrazione che alterna tensione investigativa e momenti più intimi.

L’Appennino protagonista e il tema dello spopolamento

Più che semplice ambientazione, l’Appennino diventa uno dei protagonisti principali della serie. Muntagò rappresenta i tanti borghi di montagna segnati dallo spopolamento, dalla chiusura dei servizi e dalla difficoltà di trattenere i giovani. La fiction racconta un territorio affascinante ma fragile, dove la bellezza naturale convive con la sensazione di isolamento e con la memoria di un passato più popolato.

Le storie personali dei personaggi riflettono proprio questo scenario. Alcuni hanno scelto di restare, altri sono tornati dopo anni, altri ancora cercano un futuro lontano. La serie mette in scena una comunità che resiste, mostrando tradizioni, relazioni e conflitti tipici dei piccoli centri. Le indagini diventano così un pretesto per raccontare l’identità di un territorio e le sue contraddizioni, evitando il classico schema del giallo puramente procedurale.

Una squadra tra famiglia, ironia e vecchie ferite

A Muntagò, Benassi ritrova la cugina Gaetana, ispettrice del commissariato, donna determinata e diretta che incarna lo spirito ruvido della montagna. Accanto a lei c’è il marito Bruno, vecchio rivale del commissario, e il giovane agente Fosco, che decide di seguirlo in Appennino per stima e fiducia. Il gruppo crea una squadra insolita, segnata da rapporti personali complessi e da un’ironia che alleggerisce le tensioni.

Tra i personaggi chiave emerge anche Amaranta, giovane poliziotta napoletana arrivata come rinforzo. Determinata e impulsiva, vede in Benassi un mentore, mentre lui sviluppa un rapporto difficile da definire, sospeso tra guida professionale e legame quasi familiare. La loro collaborazione diventa uno degli elementi centrali della narrazione, con indagini che mettono alla prova fiducia e metodo.

Il ritorno di un amore e i legami del passato

Il ritorno a Muntagò riporta nella vita del commissario anche Nicole Poli, sindaca e grande amore platonico di gioventù. Interpretata da Valentina Lodovini, Nicole è una figura forte ma segnata da esperienze personali complesse. Il loro rapporto oscilla tra nostalgia e presente, mentre entrambi cercano un nuovo equilibrio.

Attorno a loro ruotano anche i più giovani, come il figlio di Nicole e quello di Gaetana, che rappresentano una generazione divisa tra il desiderio di partire e la volontà di ripopolare il territorio. La serie inserisce così il tema dello spopolamento in modo concreto, mostrando come le scelte dei ragazzi influenzino il futuro dei piccoli centri appenninici.

Un poliziesco atipico tra misteri e identità

Uno sbirro in Appennino si distingue per un approccio diverso al genere. I casi non servono solo a scoprire il colpevole, ma a esplorare i personaggi, i loro traumi e le relazioni. Il tono alterna momenti investigativi a situazioni quotidiane, costruendo un racconto corale dove la comunità diventa parte integrante delle indagini.

Il commissario Benassi non è l’eroe perfetto, ma un uomo ironico, brusco e vulnerabile, costretto a fare i conti con il passato. Il suo ritorno a casa diventa un percorso di riconciliazione con le radici, mentre il paese affronta le sfide della modernità e dello spopolamento. In questo equilibrio tra mistero e umanità, la fiction prova a raccontare un’Italia meno esplorata, fatta di borghi, memoria e relazioni che resistono nel tempo.

Uno sbirro in Appennino

@Ufficio Stampa Rai

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Autore articolo: Rebecca Manzi