Vacanze in pericolo, carburante solo fino a giugno: voli a rischio per agosto e settembre

L’Europa rischia di trovarsi, nel giro di poche settimane, di fronte a una crisi senza precedenti nel settore del trasporto aereo. Le possibili conseguenze includono cancellazioni di voli e forti ripercussioni economiche, causate dalla carenza di carburante legata alla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
È l’allarme lanciato da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie).
Le parole dell’Aie
Secondo il direttore:
È una situazione davvero critica, e avrà implicazioni importanti per l’economia globale. E più a lungo durerà, peggio sarà per la crescita economica e l’inflazione in tutto il mondo.
Le sue parole si inseriscono in un quadro già allarmante delineato dall’Airports Council International Europe (ACI Europe), che rappresenta oltre 600 aeroporti del continente. In una lettera alla Commissione europea, l’associazione ha evocato il rischio di una “carenza sistemica” di carburante per aerei nel giro di poche settimane.
In condizioni normali, aeroporti e vettori mantengono scorte sufficienti a coprire circa un mese e mezzo di operatività. Tuttavia, la durata e l’intensità del conflitto in Medio Oriente stanno erodendo rapidamente questo margine di sicurezza.
Preoccupata anche Bruxelles
Mentre l’Aie alza il livello di allerta, anche Bruxelles riconosce che lo scenario non può più essere considerato remoto. La portavoce della Commissione UE per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ha affermato che, almeno per ora:
non ci sono prove di carenze di carburante nell’Unione europea al momento, ma potrebbero verificarsi problemi di approvvigionamento nel prossimo futuro, in particolare per quanto riguarda il carburante per aerei.
È possibile che nel pacchetto energetico atteso per il 22 aprile vengano inserite misure specifiche sui carburanti, segnale che l’allarme ha ormai raggiunto i livelli più alti dell’agenda politica europea.
I motivi della crisi
All’origine della crisi c’è la decisione dell’Iran di chiudere di fatto lo Stretto di Hormuz, come ritorsione ai bombardamenti statunitensi e israeliani avviati il 28 febbraio. Questa mossa ha trasformato uno dei principali snodi energetici del pianeta in un fronte di guerra aperto.
Da questa stretta via marittima transita una quota significativa del petrolio mondiale e gran parte del carburante per l’aviazione destinato all’Europa. Il continente importa infatti oltre il 40% del jet fuel necessario al proprio fabbisogno, in larga misura dal Golfo Persico.
Finora l’impatto è stato attenuato dall’arrivo differito delle spedizioni partite prima dell’escalation militare. Tuttavia, avverte Birol, gli ultimi carichi stanno raggiungendo proprio in questi giorni i terminal europei e non esistono rimpiazzi adeguati da altri fornitori globali.
Lo scenario per quest’estate
Per i viaggiatori europei, la combinazione di prezzi in aumento e possibili cancellazioni all’ultimo minuto apre uno scenario di forte incertezza per le vacanze estive 2026. Nonostante ciò, i governi continuano per ora a parlare di un rischio “remoto” di tagli su larga scala.
Nei corridoi di Bruxelles e delle principali capitali europee, però, si valutano già misure di razionamento dei voli in caso di emergenza. Tra le ipotesi, la limitazione dei jet privati e dei collegamenti considerati meno essenziali, per garantire la continuità dei servizi di linea e delle tratte strategiche.
