Veneto in stato di emergenza per la siccità: Po a -70% e Adige a -60%, i fiumi sono ai minimi e torna l’allarme acqua

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Il Veneto ha dichiarato lo stato di emergenza per la crisi idrica, mentre i numeri diffusi da Arpav fotografano una situazione che torna a far paura. Dopo un breve sollievo portato dalle piogge di metà giugno, il caldo intenso e le precipitazioni che mancano da settimane hanno nuovamente prosciugato le riserve d’acqua, riportando i principali fiumi della regione su livelli estremamente critici.

Il dato più allarmante riguarda il Po, che registra una portata inferiore del 70% rispetto alla media storica. E non se la passa meglio l’Adige, fermo a -60%, mentre Brenta e Bacchiglione mostrano valori compresi tra il 53% e il 60% sotto la norma. Anche i corsi d’acqua montani soffrono, con portate ridotte tra il 30% e il 45%.

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Una situazione che ha spinto la Regione Veneto a mantenere alta l’attenzione sul fronte della disponibilità idrica, mentre agricoltura, ecosistemi e approvvigionamento civile guardano con crescente preoccupazione all’evoluzione delle prossime settimane.

Piove meno e fa più caldo

Secondo l’ultimo report di Arpav, nel mese di giugno sono caduti in media 85 millimetri di pioggia contro i 100 millimetri del periodo climatico di riferimento 1991-2020. Un deficit apparentemente contenuto, ma sufficiente, in presenza di temperature elevate e forte evaporazione, a compromettere il bilancio idrico regionale.

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Le precipitazioni della prima metà del mese avevano consentito un parziale recupero delle riserve d’acqua, ma il miglioramento è stato di breve durata. Le ondate di calore che hanno interessato il Nord Italia nelle settimane successive hanno rapidamente annullato i benefici delle piogge, aggravando nuovamente il quadro idrologico.

I dati confermano una situazione di sofferenza per il nostro territorio che richiede massima attenzione e una gestione oculata delle risorse, ha dichiarato l’assessora regionale all’Ambiente e al Clima Elisa Venturini.

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Il cambiamento climatico rende l’acqua sempre più vulnerabile

Pur restando leggermente meno drammatica rispetto alla storica siccità del 2022, la situazione attuale evidenzia ancora una volta la crescente instabilità della risorsa idrica nel Nord Italia.

Questi numeri ci pongono davanti a una realtà climatica che non possiamo sottovalutare – ha spiegato Venturini. Il divario rispetto alle medie storiche testimonia l’impatto di un cambiamento climatico che rende la disponibilità d’acqua sempre più variabile e vulnerabile.

A preoccupare non è soltanto la riduzione delle piogge, ma anche la combinazione di inverni sempre più poveri di neve, temperature record e periodi siccitosi più lunghi e frequenti. Una dinamica che riduce la capacità naturale di accumulo dell’acqua e mette sotto pressione interi sistemi territoriali.

Intanto, la scarsità d’acqua sta già producendo effetti che vanno ben oltre i livelli dei fiumi. L’agricoltura è tra i settori più esposti, soprattutto nelle aree della pianura veneta che dipendono dall’irrigazione durante i mesi estivi. Anche gli ecosistemi fluviali risentono della riduzione delle portate, con conseguenze sulla biodiversità e sulla qualità delle acque.

Nel frattempo, Veneto e Lombardia guardano anche ai territori alpini e prealpini per garantire gli approvvigionamenti necessari durante la stagione più calda. In Trentino, dove la situazione è al momento considerata più stabile, alcune amministrazioni hanno già adottato ordinanze per invitare a un uso più attento della risorsa idrica, mentre continua il monitoraggio dei bacini che alimentano i grandi fiumi del Nordest.

In attesa di capire se le prossime settimane porteranno precipitazioni significative, dalle istituzioni arriva un invito chiaro: evitare sprechi e utilizzare l’acqua in modo consapevole.

La crisi che sta interessando il Veneto non è infatti un episodio isolato, ma l’ennesima manifestazione di una trasformazione climatica che rende sempre più fragile una risorsa essenziale per la vita, l’agricoltura e gli ecosistemi. E mentre i grandi fiumi continuano a scendere sotto le loro medie storiche, il rischio è che le emergenze idriche diventino sempre meno eccezioni e sempre più una condizione con cui fare i conti ogni estate.

Fonti: Regione Veneto / ARPAV

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Autore articolo: Germana Carillo