Danni da vaccino anti-Covid, nel Lazio due riconoscimenti aprono agli indennizzi (dopo una battaglia legale)

salute-benessere

Nel Lazio due casi hanno riacceso un tema che, a ogni nuovo passaggio formale, torna subito al centro. Stavolta il punto è preciso: per due donne della provincia di Latina è stato riconosciuto il nesso causale tra vaccinazione anti-Covid e gravi patologie, un passaggio che apre la strada agli indennizzi previsti dalla legge. La notizia ha un peso, perché riguarda persone reali, percorsi sanitari e conseguenze pesanti. Però ha bisogno di essere raccontata per intero, senza fermarsi all’effetto che fa il titolo.

Due casi riconosciuti nel Lazio e l’iter che può portare agli indennizzi

Le due vicende riguardano donne residenti nella provincia di Latina che avevano fatto ricorso. In base a quanto emerso, in un caso è stato riconosciuto un danno successivo alla somministrazione di AstraZeneca, nell’altro a quella di Pfizer. Il punto decisivo è che non si parla di una semplice segnalazione o di un sospetto riportato a voce. Qui entra in campo una valutazione formale, con commissioni mediche chiamate a esaminare cartelle cliniche, tempi di insorgenza dei sintomi, accertamenti e possibili cause alternative.

È proprio questo il passaggio che fa la differenza. Il riconoscimento del nesso causale consente infatti di aprire l’iter per l’indennizzo. Per chi è coinvolto significa vedere finalmente tradotto in un atto ufficiale qualcosa che fino a quel momento è rimasto fermo tra visite, attese e burocrazia. È un punto importante e va trattato per quello che è: una notizia di cronaca sanitaria con effetti concreti sulla vita delle persone.

Quello che non va fatto, però, è trasformare due casi individuali in una scorciatoia narrativa buona per raccontare un fenomeno generale senza misura. Qui serve un passo in più.

Cosa dice il quadro scientifico sugli eventi avversi

Quando si affrontano notizie di questo tipo, la parte più delicata arriva spesso in coda. Ed è anche quella che più facilmente viene sacrificata. Eppure è lì che si gioca la correttezza dell’informazione. I vaccini, come tutti i farmaci, possono avere effetti avversi. Questo vale per i vaccini anti-Covid come per gli altri vaccini già in uso da anni. La grande maggioranza delle reazioni è lieve e temporanea. Esiste poi una quota molto più piccola di eventi gravi, che restano rari o molto rari e vengono monitorati attraverso i sistemi di farmacovigilanza. È il quadro normale della medicina.

Le autorità sanitarie distinguono con attenzione tra ciò che accade dopo una vaccinazione e ciò che è causato dalla vaccinazione. Non è una sottigliezza: è il cuore della farmacovigilanza. Ogni segnalazione viene raccolta, analizzata, confrontata con i dati disponibili e inserita in un quadro più ampio.

L’OMS ricorda che un AEFI, cioè un evento avverso dopo immunizzazione, non implica automaticamente un rapporto causale con il vaccino. Proprio per questo esistono farmacovigilanza e valutazione medico-legale del nesso. AIFA continua a pubblicare i rapporti di sorveglianza e a monitorare anche i dati relativi ai vaccini Covid nel quadro della sorveglianza postmarketing.

Nel caso dei vaccini anti-Covid alcuni eventi rari sono stati individuati e riconosciuti nel tempo. Tra questi ci sono miocarditi e pericarditi associate ai vaccini mRNA e particolari trombosi con piastrinopenia per AstraZeneca. L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) li ha classificati come eventi rari o molto rari, inserendoli nel monitoraggio della sicurezza vaccinale. Nel caso di miocardite e pericardite, l’EMA segnala che i casi sono stati osservati soprattutto entro 14 giorni dalla vaccinazione, più spesso dopo la seconda dose e in particolare nei maschi più giovani.

Questo non cancella i singoli casi. Li colloca. Il riconoscimento di un danno in sede medico-legale resta un passaggio importante per chi lo vive. Significa accesso a un diritto, a una tutela. Però non cambia la scala del fenomeno, che continua a restare limitata nei numeri e monitorata nel tempo. Tra cronaca e percezione corre una linea sottile, e basta poco per spostarla. Il rischio non sta nella notizia, ma nel modo in cui viene letta.

Ti potrebbe interessare anche: 

Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro