Bitwise: per Bitcoin una traiettoria simile a quella dell’oro


Gli ETF e la crescente partecipazione degli investitori istituzionali potrebbero accompagnare Bitcoin in un percorso simile a quello dell’oro. È la tesi di Matt Hougan, Chief Investment Officer di Bitwise, che in un’intervista a Simply Bitcoin pubblicata il 9 ottobre ha collegato le prospettive di crescita della crypto alla sua progressiva affermazione come riserva di valore.
Il ragionamento unisce due elementi: l’accesso al mercato attraverso strumenti finanziari tradizionali e una riduzione delle oscillazioni di prezzo rispetto al passato. Secondo Hougan, entrambi potrebbero contribuire a rendere Bitcoin una presenza più consolidata nei portafogli degli investitori.
Il precedente dell’oro e il ruolo degli ETF
Il confronto parte dal 2004, anno del lancio del primo ETF sull’oro negli Stati Uniti. Secondo le stime richiamate da Hougan, il valore complessivo del metallo prezioso si attestava allora tra 2.000 e 2.500 miliardi di dollari, per arrivare, nel confronto proposto nell’intervista, a circa 30.000 miliardi. Il dirigente ritiene che Bitcoin possa aspirare a un’espansione analoga nel lungo periodo.
Per Bitcoin, una svolta nell’accessibilità è arrivata con l’approvazione dei primi ETF spot statunitensi, il 10 gennaio 2024. Questi strumenti permettono di ottenere un’esposizione al prezzo attraverso un conto titoli, senza gestire direttamente wallet e chiavi private.
Nella lettura di Hougan, il loro effetto potrebbe svilupparsi gradualmente: inizialmente, gli acquisti vengono compensati dalle vendite di chi possiede già Bitcoin. Se la domanda dovesse mantenersi elevata, però, la quantità disponibile ai prezzi correnti potrebbe ridursi, favorendo un rialzo delle quotazioni. È un meccanismo che dipende dalla continuità degli afflussi e dalla disponibilità dei detentori a vendere.
Oscillazioni più contenute, un mercato più maturo?
A sostenere questa visione c’è anche l’evoluzione della volatilità, cioè l’intensità delle variazioni di prezzo. Hougan confronta una volatilità annualizzata del 66% sull’ultimo decennio con il 44% registrato nell’ultimo anno, interpretando la differenza come un segnale di maturazione del mercato.
La sua spiegazione è legata all’ampliamento della platea degli investitori: in un mercato piccolo, poche operazioni di grandi dimensioni possono incidere sensibilmente sulle quotazioni. Con una partecipazione più ampia e una maggiore liquidità, il peso delle singole compravendite può diminuire.
Hougan ipotizza che, in prospettiva, la volatilità di Bitcoin possa scendere anche sotto quella del Nasdaq-100. Rimane una previsione: i valori riportati indicano ancora oscillazioni superiori a quelle dell’indice tecnologico. La direzione sarebbe comunque rilevante per gli investitori istituzionali, che considerano anche la variabilità dei rendimenti quando decidono quanto spazio assegnare a un asset.
Una prospettiva da valutare nel lungo periodo
Il confronto con l’oro si inserisce in un’analisi più ampia pubblicata da Bitwise a marzo. Hougan aveva ipotizzato che il mercato complessivo dei due asset, considerati come riserve di valore, potesse raggiungere 121.000 miliardi di dollari entro dieci anni, se fosse proseguito il ritmo di crescita storico utilizzato nel modello. In quello scenario, una quota di circa il 17% per Bitcoin sarebbe compatibile con un prezzo vicino a un milione di dollari per unità. Si tratta di uno scenario costruito su due condizioni: l’espansione del mercato delle riserve di valore e la capacità di Bitcoin di conquistarne una quota maggiore.
Il percorso immaginato dal CIO di Bitwise resta quindi legato all’evoluzione dell’adozione nel tempo. Gli ETF hanno ampliato le possibilità di accesso; a determinarne gli effetti saranno la continuità della domanda e il ruolo che gli investitori attribuiranno a Bitcoin nei propri portafogli.
Fonti: Assetcrypto.it, News.bitcoin.com, Cryptobriefing.com
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