Cadmio nei fertilizzanti, la Francia abbassa i limiti dopo l’allarme sulla contaminazione degli alimenti

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Il cadmio è un metallo pesante tossico che può finire sulle nostre tavole anche attraverso alimenti di uso quotidiano, come pane, pasta e cereali. Una parte del problema nasce nei campi, dove questa sostanza può accumularsi nel terreno e passare alle colture. Per questo, se vogliamo ridurre la contaminazione degli alimenti, non basta intervenire sui prodotti che arrivano al supermercato, bisogna agire anche alla fonte.

È la strada che ha deciso di seguire la Francia, dove il Governo ha annunciato una riduzione progressiva del cadmio ammesso nei fertilizzanti fosfatici, con l’obiettivo di arrivare a 20 milligrammi per chilogrammo entro il 2030. La decisione arriva dopo anni di allarmi delle autorità sanitarie e prevede tempi più rapidi rispetto a quelli inizialmente ipotizzati.

Ma che cosa cambierà concretamente con le nuove regole francesi? E perché intervenire sui fertilizzanti è considerato un passaggio importante per proteggere la salute?

Cadmio nei fertilizzanti, cosa ha deciso la Francia

Tra il 2 e il 5 ottobre sono stati pubblicati quattro testi normativi francesi, un decreto e tre ordinanze, che stabiliscono un percorso graduale per ridurre il contenuto di cadmio nei fertilizzanti e gli apporti di questo metallo ai terreni agricoli.

Finora in Francia era consentito un limite massimo di 90 milligrammi di cadmio per chilogrammo di P₂O₅, cioè anidride fosforica, il parametro utilizzato per esprimere la concentrazione nei fertilizzanti fosfatici. Si tratta di un valore più elevato rispetto al limite europeo di 60 mg/kg.

Il nuovo calendario prevede però tre passaggi:

  • Dal 1° gennaio 2027: il limite scenderà a 60 mg/kg, allineandosi allo standard europeo
  • Dal 2028: si passerà a 40 mg/kg
  • Dal 2030: il tetto massimo sarà di 20 mg/kg, in linea con le raccomandazioni dell’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria (Anses).

C’è però un aspetto da non sottovalutare. Il governo francese si è riservato la possibilità di modificare il calendario in base alle tecnologie disponibili, alle conseguenze economiche e alla sicurezza degli approvvigionamenti. Le scadenze sono state dunque fissate, ma il percorso non è del tutto al riparo da eventuali rinvii.

Perché il cadmio nei fertilizzanti è un problema

Il cadmio è presente naturalmente in alcune rocce fosfatiche utilizzate per produrre fertilizzanti. Quando questi prodotti vengono distribuiti sui campi, il metallo può raggiungere il suolo e accumularsi nel tempo. Le piante possono poi assorbirne una parte, trasferendolo nella catena alimentare.

Il problema non riguarda soltanto la quantità presente in un singolo alimento, ma anche l’esposizione che si accumula attraverso la dieta. Il cadmio è una sostanza tossica, classificata come cancerogena, che può permanere nell’organismo e provocare danni soprattutto ai reni e alle ossa.

Per questo le autorità sanitarie francesi chiedono da tempo di intervenire alla fonte della contaminazione. In un rapporto pubblicato nel marzo 2026, l’Anses ha nuovamente sollecitato una riduzione drastica del cadmio nei fertilizzanti fosfatici, invitando il governo ad agire il prima possibile.

Secondo l’agenzia, una parte significativa della popolazione francese presenta livelli di esposizione preoccupanti: quasi la metà degli abitanti e la totalità dei bambini tra i 2 e i 3 anni presi in esame superavano il valore di riferimento per la concentrazione urinaria considerato critico. Sono dati che hanno contribuito ad aumentare la pressione sul governo affinché passasse dalle raccomandazioni alle misure concrete.

Anche alcuni test sugli alimenti hanno rilevato la presenza di questo contaminante. La rivista francese 60 Millions de Consommateurs, ad esempio, ha trovato cadmio in 16 campioni di penne rigate su 18 esaminati, con quantità comunque inferiori ai limiti di legge.

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La decisione di ottobre arriva dunque al termine di un percorso lungo e tutt’altro che lineare. Le autorità sanitarie segnalano da anni i rischi legati all’esposizione al cadmio, ma la revisione dei limiti nei fertilizzanti ha subito ritardi.

In primavera, il progetto governativo prevedeva ancora un percorso più lento, con l’obiettivo di arrivare a 20 mg/kg soltanto entro il 2038. Nel frattempo, però, la questione era arrivata anche all’Assemblea nazionale: a giugno i deputati avevano approvato in prima lettura una proposta di legge che puntava ad accelerare la riduzione, fissando il traguardo del 2030.

Anche la pressione esercitata da medici, associazioni e iniziative civiche ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sul tema. Il nuovo calendario rappresenta quindi un’accelerazione rispetto alla proposta iniziale del governo, anche se resta la possibilità di rivedere alcune scadenze.

Dietro i ritardi ci sono anche difficoltà di approvvigionamento. La Francia importa gran parte dei fertilizzanti fosfatici dal Marocco, dove alcune rocce utilizzate per produrli possono contenere quantità elevate di cadmio. Ridurre il limite significa quindi dover disporre di materie prime meno contaminate o di processi in grado di eliminare il metallo, con possibili ripercussioni sui costi e sulla disponibilità dei prodotti.

È proprio questo uno dei punti più delicati della nuova normativa: conciliare le esigenze dell’agricoltura con la necessità di ridurre l’esposizione della popolazione a una sostanza pericolosa.

Gli effetti non saranno immediati

La riduzione del cadmio nei fertilizzanti è un intervento alla fonte, ma i suoi effetti non saranno immediati. Una volta accumulato nel terreno, infatti, il metallo può rimanere nell’ambiente per molto tempo e continuare a essere assorbito dalle piante.

Le nuove regole, quindi, non garantiscono che dal 2030 pane, pasta e cereali saranno automaticamente meno contaminati ma servono a limitare ulteriori apporti e a contenere il problema nel lungo periodo.

Nel frattempo, le indicazioni sanitarie invitano a diversificare le fonti alimentari e a consumare anche legumi, senza concentrare eccessivamente la dieta su pochi prodotti. Si tratta di accorgimenti che non sostituiscono gli interventi agricoli e normativi, ma possono contribuire a ridurre l’esposizione complessiva.

Fonte: Le Monde

Autore articolo: Francesca Biagioli