Chiuse le cascate dell’Iguazú, travolte da una piena impressionante: 12 milioni di litri d’acqua al secondo (e c’entra El Niño)

salute-benessere

Dodici milioni di litri d’acqua ogni secondo. Si tratta della quantità impressionante che il fiume Iguazú ha riversato verso le celebri cascate al confine tra Argentina e Brasile, dopo giorni di piogge intense che hanno trasformato uno degli spettacoli naturali più conosciuti al mondo in un’enorme e impetuosa distesa d’acqua.

Le passerelle lambite dalla piena, l’acqua marrone carica di sedimenti e la forza delle correnti hanno costretto le autorità argentine a chiudere temporaneamente l’accesso turistico alle cascate dell’Iguazú, patrimonio mondiale dell’UNESCO e meta di visitatori provenienti da ogni continente.

Leggi anche: El Niño si rafforza a ritmi impressionanti e raggiungerà il picco a dicembre, l’ONU: “sarà uno dei più violenti di sempre”

La chiusura è scattata lunedì 12 ottobre, quando la portata del fiume ha superato i 12.000 metri cubi al secondo. Un valore eccezionale, vicino a nove volte la portata media di circa 1.500 metri cubi al secondo. Martedì 13 ottobre, con il graduale miglioramento delle condizioni, il parco argentino ha riaperto i circuiti Superior e Inferior. Resta invece chiuso quello che conduce alla Garganta del Diablo, la spettacolare cascata a ferro di cavallo dove l’acqua precipita per circa 80 metri.

Più grande di quasi nove volte rispetto alla media

Se, in condizioni ordinarie, il fiume Iguazú trasporta mediamente circa 1.500 metri cubi d’acqua al secondo, durante la piena di ottobre, il volume ha superato i 12.000 metri cubi al secondo. Significa che ogni secondo si sono riversati verso le cascate oltre 12 milioni di litri d’acqua, una quantità sufficiente a riempire quasi cinque piscine olimpioniche.

A provocare questo innalzamento sono state le precipitazioni particolarmente abbondanti nei bacini fluviali dell’Argentina nord-orientale e del Brasile meridionale. L’acqua, accumulandosi lungo il corso dei fiumi e dei loro affluenti, ha fatto aumentare rapidamente la portata dell’Iguazú, fino a rendere pericolosa la permanenza dei visitatori sulle passerelle panoramiche.

Cosa c’entra El Niño con la piena delle cascate dell’Iguazú?

Dietro le precipitazioni eccezionali di questi giorni c’è anche un fenomeno climatico che nasce a migliaia di chilometri di distanza: El Niño, ossia la fase calda di un’oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera del Pacifico equatoriale, durante la quale le temperature superficiali del mare aumentano sensibilmente rispetto ai valori normali.

Questo riscaldamento modifica la circolazione atmosferica e può alterare la distribuzione delle precipitazioni in molte regioni del pianeta, compreso il Sud America. In alcune zone, El Niño favorisce condizioni di siccità, mentre in altre può aumentare la probabilità di piogge intense e alluvioni. E nel Sud America sud-orientale, in particolare, gli episodi più intensi possono favorire precipitazioni superiori alla media, con conseguenze sui bacini idrografici di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

L’episodio attualmente in corso sta attirando attenzione. Secondo l’aggiornamento pubblicato l’8 ottobre 2026 dal Climate Prediction Center della NOAA, El Niño si sta intensificando e presenta una probabilità superiore all’83% di raggiungere o mantenere condizioni forti o molto forti nel trimestre gennaio-marzo 2027. Va da sé, quindi, che il collegamento con la piena dell’Iguazú sia assolutamente coerente con gli effetti meteorologici che El Niño può produrre nella regione.

Nell’ottobre 2023 un’altra piena straordinaria investì il complesso naturale, provocando gravi danni alle passerelle turistiche e costringendo le autorità a chiudere alcuni accessi. La situazione fu particolarmente critica alla Garganta del Diablo, dove la forza dell’acqua compromise numerosi segmenti della struttura utilizzata dai visitatori. E anche quell’anno il Sud America era interessato da un episodio di El Niño.

La piena dell’ottobre 2026, per quanto impressionante, non rappresenta comunque il massimo storico registrato alle cascate. Nel giugno 2014 la portata del fiume raggiunse circa 47.000 metri cubi al secondo, quasi quattro volte il valore registrato durante l’evento attuale.

Il patrimonio UNESCO

Le cascate dell’Iguazú non sono soltanto una delle attrazioni naturali più fotografate del Sud America. Il Parco nazionale argentino, riconosciuto dall’UNESCO nel 1984, e quello brasiliano, inserito nella lista del Patrimonio mondiale nel 1986, proteggono una parte importante della Foresta Atlantica, uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità del continente.

Secondo l’UNESCO, il sistema delle cascate si estende per circa 2,7 chilometri e comprende numerosi salti d’acqua, alcuni dei quali raggiungono gli 80 metri d’altezza. Le foreste circostanti ospitano oltre 2.000 specie vegetali e circa 400 specie di uccelli, oltre a mammiferi come giaguari, tapiri, formichieri giganti e ocelot.

È un ecosistema in cui acqua, foreste e fauna sono strettamente collegati. Le piene, in condizioni naturali, contribuiscono anche a modellare gli habitat fluviali e a trasportare sedimenti e nutrienti. La sfida non è dunque impedire al fiume di seguire il proprio corso, ma garantire che la presenza umana e le attività turistiche siano compatibili con la sua variabilità naturale.

Fonte: El País

Autore articolo: Germana Carillo