Carrello della spesa insostenibile, in Italia più di 5 milioni di famiglie ricevono aiuto da amici e parenti

L’aumento del costo della vita e il peso dell’inflazione hanno profondamente inciso negli ultimi anni sui consumi e le abitudini alimentari della popolazione. In Italia le difficoltà economiche hanno cambiato il modo in cui le famiglie affrontano le spese quotidiane, a partire dal carrello della spesa.
La pressione sui redditi è così alta che, come dimostrano i dati, le reti familiari e la solidarietà informale stanno assumendo un ruolo sempre più primario nel sistema sociale.
Cresce la solidarietà tra le famiglie italiane
Come emerso dai dati Istat pubblicati il 21 luglio 2026, relativi al 2024, gli aiuti dati e ricevuti tra persone non conviventi sono diventati un elemento strutturale per la tenuta economica e sociale del Paese. Ad oggi, infatti, risulta che:
- il 18,6% delle famiglie italiane riceve almeno un aiuto informale da persone non conviventi, una percentuale che corrisponde a oltre 5 milioni di nuclei familiari;
- il 36,2% delle persone con almeno 18 anni presta gratuitamente almeno una forma di aiuto a persone che non vivono nella stessa abitazione. Si tratta di circa 18 milioni di italiani, cifra in crescita rispetto al 1998, quando questa quota si fermava al 22,8%.
Anche il numero medio degli aiuti ricevuti aumenta leggermente, passando da 1,6 a 1,7 interventi per famiglia, segno che il sostegno tende a diventare più continuativo e articolato.
Le forme di aiuto più diffuse
L’aumento dei prezzi nel settore alimentare ha portato molte famiglie a dover ridurre gli acquisti di prodotti freschi, privilegiando i discount. Anche il consumo di carne e pesce è stato limitato, insieme a numerosi beni considerati non indispensabili.
Per questo motivo, gli aiuti provenienti dalla rete familiare sono diventati una sorta di ammortizzatore sociale:
- tra il 1998 e il 2024 la quota di persone che ha offerto un contributo economico come aiuto è quasi raddoppiata, passando dal 3,5% al 6%;
- accanto ai contributi in denaro, hanno assunto sempre maggiore importanza anche gli aiuti in natura, come la consegna di alimenti, prodotti dell’orto, pasti preparati o altri beni di prima necessità;
- compagnia, accompagnamento e ospitalità sono state offerte dal 29,8% delle persone che aiutano altri cittadini;
- il supporto digitale è diventato ormai indispensabile per prenotazioni sanitarie, pratiche amministrative online, è stato fornito dal 23,8%.
Rispetto al 1998 aumentano anche altre tipologie di sostegno:
- attività domestiche (dal 5,1% al 7,8%);
- assistenza ai bambini (dal 4,4% al 6,9%);
- aiuto nello studio (dall’1,9% al 3,9%);
- supporto nelle pratiche burocratiche (dal 5,2% al 6,8%).
La famiglia continua a essere il principale strumento di welfare
Come riportato dai dati Istat, ogni persona che presta aiuto sostiene mediamente 1,3 destinatari e nella maggior parte dei casi si tratta di parenti stretti.
- il 18,9% aiuta la madre;
- il 9,8% sostiene il padre.
Seguono figli, fratelli, sorelle e altri componenti della famiglia allargata.
Dal punto di vista organizzativo emerge inoltre che:
- il 65,4% di chi presta aiuto lo fa autonomamente, senza alcun coordinamento con altri familiari o associazioni;
- il 24,1% condivide invece l’attività con altri membri della rete familiare o sociale, mentre soltanto l’8,2% opera nell’ambito del volontariato organizzato;
- tra gli over 75 senza conviventi, il 43,3% riceve aiuti informali da figli, nipoti, parenti o vicini;
- i caregiver, cioè coloro che assistono persone conviventi oppure non conviventi, rappresentano il 24,9% della popolazione adulta.
La solidarietà privata continua quindi a rappresentare uno degli elementi più solidi del modello italiano di welfare.
