Casa dolce casa: quanti italiani vivono in abitazioni efficienti?

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In una famiglia italiana su undici, scaldare le stanze, cucinare, accendere le luci o usare gli elettrodomestici essenziali pesa abbastanza da diventare un problema. Nel 2024 la povertà energetica ha raggiunto il 9,1%. Girando il dato, il 90,9% delle famiglie riesce ad accedere ai servizi energetici fondamentali: più di nove su dieci.

È la fotografia più concreta restituita dal Rapporto annuale 2026 dell’Istat per misurare quanto le abitazioni italiane riescano a garantire una quotidianità energeticamente sostenibile. Qui l’efficienza esce dall’attestato appeso all’annuncio immobiliare ed entra nelle stanze: calore d’inverno, fresco d’estate, acqua calda, illuminazione e bollette che la famiglia possa pagare senza sacrificare il resto.

L’Italia conta 26,7 milioni di famiglie, formate in media da 2,2 persone. Applicando a questo insieme la quota rilevata dall’Istat, l’ordine di grandezza delle famiglie fuori dalla povertà energetica supera i 24 milioni. Un risultato ampio, che conserva però crepe profonde tra territori, composizioni familiari e disponibilità economiche.

Nove famiglie su dieci riescono a sostenere i consumi essenziali

Il 90,9% è il lato rassicurante della fotografia. L’altro mostra una povertà energetica in crescita: interessava il 7,7% delle famiglie nel 2022, è salita al 9% nel 2023 e al 9,1% nel 2024. Il decimale sembra piccolo soltanto sulla carta.

L’indicatore considera la possibilità di accedere ai servizi energetici essenziali e combina diversi fattori: reddito disponibile, spese elevate per l’energia, accessibilità economica e scarsa efficienza dell’abitazione. Una finestra che disperde calore si sente due volte, nella stanza e sul conto corrente.

La geografia cambia parecchio il risultato. Nel Centro la povertà energetica riguarda il 5,6% delle famiglie. Nel Nord-est si ferma al 7,2% e nel Nord-ovest arriva all’8%. Il salto avviene nel Mezzogiorno: 12,7% nel Sud e 14,6% nelle Isole. In Sicilia e Sardegna il fenomeno interessa quasi una famiglia su sette, oltre due volte e mezzo la quota registrata nel Centro.

Famiglie numerose e straniere pagano il prezzo più alto

La casa diventa più difficile da mantenere quando aumentano le persone da riscaldare, le lavatrici da avviare, l’acqua da scaldare e i pasti da preparare. Tra chi vive solo la povertà energetica riguarda l’8,4% delle famiglie; sale al 12,7% quando i componenti sono almeno cinque.

Tra le coppie con tre o più figli raggiunge il 12,3%, mentre nelle famiglie con un solo genitore si attesta al 12%. Anche le coppie con due figli superano la media nazionale, con il 10,2%. Le esigenze crescono insieme alla famiglia, le entrate spesso molto meno.

La frattura più netta riguarda la cittadinanza della persona di riferimento. Nelle famiglie con persona di riferimento italiana la povertà energetica è all’8%. In quelle con persona di riferimento straniera sale al 22,3%: più di una su cinque. Quando sono presenti minori raggiunge il 23,7%.

La casa pesa anche quando le luci restano accese

Uscire dalla povertà energetica non rende automaticamente leggera la spesa per l’abitazione. Nel 2025 il 35,9% degli individui ha giudicato pesanti i costi della casa. Il 22,4% ha dichiarato di arrivare alla fine del mese con difficoltà o grande difficoltà, mentre il 47,7% non è riuscito a mettere da parte risparmi durante l’anno precedente.

Questi numeri allargano la fotografia. Una famiglia può riuscire a pagare luce e gas e trascorrere comunque il mese camminando sul filo, tra affitto o mutuo, manutenzione, condominio e consumi. L’efficienza energetica alleggerisce una parte di questo carico: un’abitazione che conserva meglio la temperatura richiede meno energia per restare vivibile. Pareti e infissi non fanno miracoli, almeno evitano di riscaldare il marciapiede.

La struttura stessa delle famiglie italiane sta cambiando. Due terzi sono ormai composte da una o due persone; il 37,1% ha un solo componente. Case costruite per nuclei più grandi vengono quindi riscaldate e mantenute da individui soli, spesso anziani, con costi che non si dividono più tra diversi redditi.

Il fotovoltaico è quasi triplicato in nove anni

Sul tetto, intanto, qualcosa si muove con una velocità decisamente maggiore. Gli impianti fotovoltaici italiani sono passati da 687.759 nel 2015 a 1.875.870 nel 2024: un aumento del 172,7%. Nello stesso periodo la produzione solare è cresciuta del 56,9%, raggiungendo quasi 36 terawattora, mentre la potenza installata è aumentata del 95,8%.

Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno prodotto 134,4 terawattora, pari al 49,6% dell’elettricità lorda generata in Italia. Il fotovoltaico ha fornito il 26,8% della produzione rinnovabile, secondo soltanto all’idroelettrico. Circa 280 mila impianti si trovano nei comuni capoluogo di provincia e nelle Città metropolitane.

La crescita dei pannelli racconta però soltanto una parte della salute energetica delle abitazioni. Nel 2024 i consumi finali di energia sono aumentati dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Il gas naturale è salito del 2,1%, da 27,3 a 27,9 miliardi di metri cubi, anche per le temperature più rigide dell’ultimo trimestre. I consumi elettrici sono cresciuti dell’1,8%, raggiungendo 286,9 terawattora.

Il sole sui tetti avanza, mentre milioni di famiglie continuano a misurare il comfort domestico sulla bolletta. La maggioranza riesce a mantenere accese le funzioni essenziali della casa; per una su undici, invece, riscaldare, raffrescare e cucinare resta un equilibrio fragile. Casa dolce casa, purché il calore rimanga dentro le pareti e la bolletta non si mangi tutto il resto.

Fonte: Istat

Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro