Epatiti virali: quali sono, le nuove cure e i vaccini

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immagini creata con IA che rappresenta il fegato e una lente di ingrandimento

Ci sono cinque diversi tipi di epatiti: la A, la B, la C, la D e la E. La B, la C e la D si trasmettono attraverso il contatto di fluidi corporei infetti, mentre la A e la E con il contatto con acqua o alimenti contaminati. Le più pericolose sono la B, la C e la D, che possono danneggiare severamente il fegato, aumentando di molto il rischio di sviluppare un cancro. Il problema è la diagnosi: nei primi mesi restano senza sintomi, quindi c’è il rischio concreto di arrivare tardi.

Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato l’obiettivo globale di eliminare l’epatite virale come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, promuovendo campagne di screening precoce e un accesso sempre più ampio alle cure.

Epatiti, la A

una fiala con la scritta hepatitis a contenente un campione di sangue
Epatiti, la A – www.ok-salute.it

La malattia ha un periodo di incubazione che va da 15 a 50 giorni e un decorso generalmente benigno. Sono frequenti anche le forme asintomatiche, soprattutto nel corso di epidemie e nei bambini. Molto basso il tasso di mortalità, che si attesta tra lo 0,1% e lo 0,3%, ma può arrivare fino all’1,8% nei pazienti sopra i 50 anni. I sintomi, che durano in genere un paio di settimane, sono:

  • febbre,
  • malessere,
  • nausea,
  • dolori addominali e ittero, accompagnati da innalzamenti delle transaminasi e della bilirubina.

I pazienti guariscono completamente senza mai cronicizzare; pertanto, non esiste lo stato di portatore cronico del virus A, né nel sangue, né nelle feci.

Come si trasmette?

La trasmissione avviene per via oro-fecale, come l’influenza. Il virus è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per pochi giorni. In genere il contagio avviene per contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi, allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. Solo raramente sono stati osservati casi di contagio per trasfusioni di sangue. Sono state segnalate anche epidemie legate al consumo di frutti di bosco surgelati non sottoposti a corretta cottura.

Vaccinazione

In Italia sono disponibili due diversi vaccini che forniscono una protezione dall’infezione già dopo 14-21 giorni. La vaccinazione è raccomandata nei soggetti a rischio, fra cui coloro che sono affetti da malattie epatiche croniche, coloro che viaggiano in Paesi dove l’epatite A è endemica, per coloro che lavorano in ambienti a contatto con il virus, i tossicodipendenti, e i contatti familiari di soggetti con epatite acuta A.
Molto importante l’igiene personale, lavare e cuocere bene le verdure e i molluschi.

Epatiti, la B

L’infezione è nella maggior parte dei casi asintomatica. Al contrario l’evoluzione della malattia presenta disturbi addominali, nausea, vomito e a volte ittero accompagnato da febbre di lieve entità. Tuttavia, solo il 30-50% delle infezioni acute negli adulti e il 10% nei bambini porta all’ittero. Il tasso di mortalità è pari a circa l’1%, ma la percentuale aumenta nelle persone con età superiore ai 40 anni.

Le conseguenze

Nell’adulto la malattia può cronicizzare in circa il 5-10% dei casi. Il rischio di cronicizzazione aumenta al diminuire dell’età in cui viene acquisita l’infezione. Ad esempio nei neonati contagiati poco dopo la nascita si verifica circa 9 volte su 10. Nel 20% dei casi l’epatite cronica può progredire in cirrosi epatica nell’arco di circa 5 anni. Il cancro al fegato (epatocarcinoma) è un’altra complicanza frequente dell’epatite cronica, soprattutto nei pazienti con cirrosi.

Come si trasmette?

La trasmissione avviene attraverso il sangue, per via sessuale e per via verticale da madre a figlio. A rischio, dunque, sono i tossicodipendenti, chi pratica sesso non protetto, il personale sanitario a contatto con persone infette o che lavorano in laboratorio a contatto con l’agente infettivo, ma anche i contatti familiari e sessuali con persone infette, e tutte quelle pratiche che prevedono il contatto con aghi e siringhe non sterilizzati, come i tatuaggi, piercing, manicure, pedicure. Il virus resiste in ambienti esterni fino a 7 giorni, per cui il contagio è possibile anche per contatto con oggetti contaminati.

Il periodo di incubazione varia fra 45 e 180 giorni, ma si attesta solitamente fra 60 e 90 giorni. Dal punto di vista della prevenzione, esiste un vaccino che si è dimostrato sicuro e fornisce immunità di lunga durata.

In Italia la vaccinazione è obbligatoria per tutti i nuovi nati dal 1991, rendendo le nuove generazioni ampiamente protette. Mentre non esiste ancora una cura definitiva eradicante per l’epatite B cronica, le attuali terapie antivirali permettono di bloccare efficacemente la replicazione del virus a tempo indeterminato, mentre sono in fase avanzata di studio clinico nuovi farmaci diretti a ottenere la guarigione funzionale.

Epatiti, la C

un medico tiene in mano un cartello con la scritta hepatitis c
Epatiti, la C – www.ok-salute.it

L’infezione da Hcv è spesso asintomatica. Quando ci sono, i sintomi si manifestano con dolori muscolari, dolori addominali, nausea, vomito, febbre e ittero. Molto raro il decorso fulminante mortale: 0,1% dei casi. L’infezione acuta diventa cronica in un’elevata percentuale dei casi, stimata fino all’85%. Il 20-30% dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell’arco di 10-20 anni, una cirrosi. Il periodo di incubazione va da 2 settimane a 6 mesi, ma per lo più varia nell’ambito di 6-9 settimane.

Come si trasmette?

La trasmissione avviene principalmente attraverso il sangue. Sono stati documentati anche casi di contagio per via sessuale. L’infezione si può trasmettere anche da madre a figlio, anche se in meno del 5% dei casi.

Niente vaccino, ma la rivoluzione delle cure

Non esiste un vaccino per l’epatite C e l’uso di immunoglobuline non si è mostrato efficace. Le uniche misure realmente efficaci sul fronte della prevenzione sono rappresentate dalla osservanza delle norme igieniche generali, dalla sterilizzazione degli strumenti usati per gli interventi chirurgici e per i trattamenti estetici, nell’uso di materiali monouso, nella protezione dei rapporti sessuali a rischio.

Sul fronte della cura, la gestione dell’epatite C è stata completamente rivoluzionata dagli antivirali ad azione diretta (DAA). Somministrati per via orale per un periodo compreso tra 8 e 12 settimane, questi farmaci sono ben tollerati e garantiscono la guarigione definitiva nel oltre il 95-98% dei casi, eradicando completamente il virus dall’organismo. Per intercettare le infezioni sommerse e asintomatiche, l’Italia ha promosso campagne di screening gratuito rivolte a specifiche fasce della popolazione (in particolare i nati tra il 1969 e il 1989, i soggetti seguiti dai SerD e i detenuti), permettendo di avviare tempestivamente i pazienti al trattamento.

Epatiti, la Delta (D)

Il virus dell’epatite D per infettare le cellule del fegato ha bisogno della presenza del virus dell’epatite B. L’infezione quindi si manifesta in soggetti colpiti anche da epatite B. Può avvenire simultaneamente o successivamente. Molti casi di epatite fulminante sono proprio D.

L’infezione da epatite D è considerata la forma più severa di epatite virale cronica, in quanto accelera la progressione verso la cirrosi e il tumore epatico.

Come si trasmette?

La modalità di trasmissione è la stessa dell’epatite B e il periodo di incubazione va da 2 a 8 settimane. Il vaccino contro l’epatite B è in grado di proteggere anche contro l’epatite D.

In ambito terapeutico, è stato approvato l’uso di bulevirtide, un farmaco inibitore dell’ingresso virale in grado di ridurre significativamente la carica virale nei pazienti con epatite D cronica e malattia epatica compensata.

Epatiti, la E

L’epatite E è molto simile all’epatite A. Solo in casi rari può risultare fulminante fino al decesso. Le forme fulminanti si presentano più frequentemente nelle donne in gravidanza, specialmente nel terzo trimestre, con un tasso di mortalità che arriva fino al 20%.

Nei pazienti fortemente immunocompromessi, come i trapiantati d’organo, l’epatite E può eccezionalmente evolvere in una forma cronica.

Come si trasmette?

Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, e l’acqua contaminata da feci è il veicolo principale dell’infezione. Nei Paesi industrializzati l’infezione è prevalentemente una zoonosi trasmissibile con il consumo di carni suine o di caggianagione crude o poco cotte. Il periodo di incubazione va da 15 a 64 giorni. In Cina è stato sviluppato e autorizzato un vaccino ricombinante contro l’epatite E (Hecolin), mentre nel resto del mondo non è ancora ampiamente diffuso e restano prioritarie le misure igienico-sanitarie.

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Autore articolo: Redazione OK-Salute