Federico Freni presidente Consob: Forza Italia toglie il veto, Barelli verso il MIMIT


Nella maggioranza si chiude il dossier sul nuovo presidente Consob, Federico Freni, con l’intesa che apre anche la strada all’ingresso di Paolo Barelli nel governo.
Intesa di maggioranza sulla guida Consob e sul ruolo di Barelli
Dopo settimane di stallo, la coalizione di governo ha trovato un accordo su una delle nomine più delicate: Federico Freni, attuale sottosegretario all’Economia, è destinato a diventare il nuovo presidente Consob. La decisione conferma le anticipazioni circolate già nel novembre 2025.
Freni è quindi pronto a lasciare l’incarico di sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tuttavia, il suo posto potrebbe rimanere vacante, perché parallelamente si sta definendo l’ingresso di Paolo Barelli al governo con un diverso ruolo.
La novità politica riguarda in particolare Forza Italia, che avrebbe deciso di superare il veto imposto in passato da Antonio Tajani sulla candidatura di Freni. Quel blocco aveva finora congelato la corsa alla guida dell’autorità dei mercati finanziari.
Il superamento del veto di Forza Italia e il ruolo di Tajani
Per sbloccare la situazione è stato necessario un lavoro di mediazione interna alla maggioranza. In particolare, il partito guidato da Antonio Tajani avrebbe accettato di ritirare le proprie resistenze, aprendo così la strada alla nomina del leghista alla presidenza della Consob.
Secondo le ricostruzioni, un passaggio decisivo è avvenuto a Cologno Monzese, durante un recente incontro tra Tajani e la dirigenza del partito. Inoltre, in quell’occasione sarebbe maturato un accordo politico più ampio che comprende anche la ricollocazione di Paolo Barelli.
Il contesto è quello di una fase di riorganizzazione interna di Forza Italia, fortemente sostenuta da Marina e Pier Silvio Berlusconi. Detto ciò, la nuova intesa punta a riequilibrare i rapporti tra le diverse anime del partito e con gli alleati di governo.
Freni presidente Consob e rimpasto con Barelli
La definizione del dossier su Freni si intreccia con un mini rimpasto che coinvolge anche Paolo Barelli. L’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera è infatti destinato a lasciare l’incarico, su impulso anche della famiglia Berlusconi, per entrare nell’esecutivo in una posizione di vertice.
Barelli è dato in pole position per il ruolo di viceministro al MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Inoltre, verrebbe così meno l’ipotesi di una sua nomina al Ministero della Salute come sottosegretario, soluzione che si scontra con la presenza di Marcello Gemmato, esponente di Fratelli d’Italia già in quel ruolo.
Nel nuovo assetto, Barelli potrebbe subentrare a Valentino Valentini al MIMIT, mentre per quest’ultimo si ipotizza un trasferimento al Ministero della Cultura. Nel complesso, si tratta di movimenti che incidono sugli equilibri interni alla maggioranza e in particolare dentro Forza Italia.
La regia politica di Giorgia Meloni
L’intera operazione viene attribuita alla regia politica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier avrebbe dato il via libera finale alla soluzione, considerandola funzionale alla stabilità della coalizione e alla chiusura di un dossier rimasto aperto a lungo.
Il via libera sulla presidenza Consob e sulla posizione di Barelli arriva infatti dopo settimane di trattative riservate. Tuttavia, secondo fonti di maggioranza, l’obiettivo è stato sempre quello di evitare strappi pubblici e garantire continuità nell’azione di governo.
La figura di Freni è ritenuta in grado di assicurare un dialogo costruttivo tra Consob, governo e Parlamento, in una fase in cui i mercati finanziari sono particolarmente sensibili ai segnali regolatori e politici.
Chi è Federico Freni
Per comprendere meglio il profilo scelto per la guida dell’autorità di vigilanza sui mercati, è utile ricordare chi è Federico Freni. Nato nel 1980, è sottosegretario all’Economia e alle Finanze e vanta una solida esperienza nel settore.
Freni ha ricoperto lo stesso incarico nel governo guidato da Mario Draghi, con Daniele Franco ministro dell’Economia, e lo ha mantenuto anche nel successivo esecutivo di Giorgia Meloni. In questa veste lavora a stretto contatto con il ministro Giancarlo Giorgetti.
Il rapporto tra i due va oltre la comune appartenenza alla Lega e viene descritto come particolarmente stretto sul piano operativo. Inoltre, la presidente del Consiglio, pur non avendo sempre rapporti semplici con i dirigenti leghisti, viene indicata come molto fiduciosa nei confronti di Freni.
Chi è Paolo Barelli
Un capitolo a parte riguarda la figura di Paolo Barelli, destinato a diventare sottosegretario o viceministro al MIMIT. La sua biografia unisce un lungo percorso sportivo di vertice a una carriera politica di rilievo nazionale.
Barelli, nato a Roma il 7 giugno 1954, è stato un nuotatore di livello internazionale. È stato venti volte campione italiano e ha stabilito ventidue record nazionali, partecipando alle Olimpiadi di Monaco 1972 e Montréal 1976, dove ha raggiunto due finali.
Ai Giochi del 1976 ottenne il settimo posto nella staffetta 4×100 misti e l’ottavo nella 4×200 stile libero. Inoltre, nel 1975 a Cali conquistò la prima medaglia mondiale nella storia del nuoto maschile italiano, un bronzo nella staffetta 4×100 stile libero.
Parallelamente all’attività agonistica, Barelli ha studiato economia aziendale alla Indiana University. Dal 15 ottobre 2000 è presidente della Federazione Italiana Nuoto, dopo essere stato consigliere dal 1984 e vice presidente dal 1987, nonché capo delegazione olimpica da Seul 1988 a Tokyo 2020.
In politica, Barelli è stato senatore della Repubblica dal 13 maggio 2001 al 15 marzo 2013 e deputato dal 12 marzo 2018. Inoltre, il suo imminente ingresso al governo come rappresentante di Forza Italia contribuisce a ridefinire il peso del partito nell’esecutivo.
Equilibri di governo e prospettive
La scelta di Federico Freni come presidente Consob e il contestuale rientro di Barelli nell’esecutivo segnano un passaggio importante per gli equilibri del centrodestra. Da un lato si chiude una lunga partita sulle nomine, dall’altro si rafforza la presenza di Forza Italia al governo.
Detto ciò, restano da definire alcuni dettagli tecnici sulle deleghe e sui tempi formali delle nomine. Nel complesso, però, l’intesa viene letta come un segnale di coesione della maggioranza, in un momento in cui l’attenzione dei mercati e delle istituzioni europee sul quadro politico italiano resta elevata.
