Il più grande aeroporto bioclimatico al mondo in un’isola tropicale: non ha bisogno di aria condizionata e si raffresca con i venti

Un terminal di 13.200 metri quadrati, costruito in un clima tropicale umido, con l’aria condizionata confinata al 7% della superficie. È la nuova aerostazione arrivi dell’aeroporto Roland Garros di La Réunion, entrata in servizio il 26 marzo 2024. Qui il raffrescamento comincia dagli alisei: entrano dalle facciate apribili, attraversano la sala bagagli e portano via il calore attraverso un grande canyon centrale.
La Réunion è un dipartimento francese nell’Oceano Indiano, esposto a caldo, umidità e cicloni. Progettato da AIA Life Designers con Olivier Brabant, il terminal è costato 65 milioni di euro, compreso il nuovo sistema di controllo dei bagagli. L’aeroporto e i progettisti lo presentano come la prima aerostazione bioclimatica al mondo di queste dimensioni in ambiente tropicale. Una definizione ripresa anche da GlobalABC, l’alleanza globale per gli edifici e le costruzioni guidata dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.
Il canyon che aspira l’aria calda
La forma dell’edificio nasce dal vento. L’estensione è disposta perpendicolarmente al vecchio terminal e lascia tra i due corpi una breccia attraverso la quale possono incanalarsi gli alisei. La copertura ondulata e aperta crea una zona di depressione sopra un canyon largo dieci metri: l’aria calda risale e viene espulsa, mentre altra aria entra dalle facciate.
L’intero sistema è stato messo a punto con prove in galleria del vento. Secondo il dossier tecnico dell’aeroporto, il canyon comprende 800 metri quadrati di lamelle. Gli 830 gruppi di aperture motorizzate possono modificare la propria inclinazione in base ai dati raccolti dalla stazione meteorologica, regolando il flusso quando cambiano vento, temperatura o pioggia.
Nella sala di riconsegna dei bagagli ci sono anche dodici grandi ventilatori, con un diametro compreso tra 3,6 e 4,3 metri. Entrano in funzione quando la temperatura supera i 26 °C o il vento naturale perde forza.
L’aria condizionata, quindi, c’è. È concentrata negli uffici operativi, negli ambienti doganali e negli spazi chiusi privi di finestre, dove far passare gli alisei risulterebbe piuttosto complicato. La quota climatizzata dichiarata dall’aeroporto è pari al 7% della superficie complessiva.
Quattro gradi in meno, sulla pelle
La temperatura media annuale sull’isola si aggira intorno ai 27 °C, con un’umidità relativa vicina al 68%. Raffrescare un edificio aperto e attraversato ogni anno da milioni di persone richiede quindi qualcosa in più di una finestra lasciata socchiusa.
Il caso studio pubblicato da GlobalABC stima che una velocità dell’aria fino a 1,5 metri al secondo possa ridurre di 4-5 °C la temperatura percepita. La temperatura dell’aria non scende della stessa quantità: il movimento favorisce l’evaporazione del sudore e rende il caldo più sopportabile. Il dato deriva dal modello di comfort di Givoni, dunque descrive una sensazione termica prevista, non cinque gradi spariti dal termometro.
Aggetti, schermature e grandi vetrate a controllo solare limitano l’irraggiamento diretto. La vegetazione endemica occupa il canyon, gli spazi interni e le aree vicine alle facciate. Il dossier dell’aeroporto le attribuisce una riduzione di circa 2 °C dell’aria in ingresso, grazie all’ombra e all’evapotraspirazione. Anche qui si tratta di un valore progettuale dichiarato.
Il 60% di risparmio ha bisogno di una nota
L’aeroporto indica un risparmio energetico del 60% rispetto all’edificio esistente, equivalente ai consumi elettrici annuali di oltre 500 famiglie di La Réunion. Nei documenti tecnici, però, il perimetro cambia.
La scheda GlobalABC parla di una riduzione complessiva di circa il 40% rispetto a un terminal convenzionale climatizzato. Il 60% compare quando il confronto viene limitato a illuminazione, ventilazione e raffrescamento. Sono percentuali riferite a usi e basi di confronto differenti. Nei materiali pubblici consultati manca ancora un bilancio indipendente dei consumi registrati dopo l’apertura che permetta di trasformarle in un unico risultato misurato.
Anche i materiali hanno il loro peso, letteralmente. La struttura comprende 745 metri cubi di legno, circa 7.000 metri cubi di calcestruzzo e 580 tonnellate di acciaio. Il solaio a corpi cavi, realizzato inserendo casseri vuoti nella struttura, ha permesso di usare meno cemento. La pagina pubblicata durante il cantiere stimava un risparmio di 140 metri cubi; il dossier finale dell’aeroporto ne indica 250. Il vantaggio costruttivo resta, il numero definitivo avrebbe bisogno di una contabilità meno mobile.
Gli alisei si fermano alla pista
Il terminal si inserisce in una strategia energetica più ampia. Secondo la Corte dei conti francese, nel 2022 il 35% dell’energia consumata dall’intera piattaforma veniva prodotto sul posto da fonti rinnovabili, soprattutto attraverso impianti fotovoltaici sui tetti e sulle pensiline.
Il confine ambientale dell’intervento rimane quello dell’edificio. La stessa Corte dei conti precisa che i calcoli utilizzati dall’aeroporto per la propria neutralità operativa coprono le emissioni direttamente controllate dalla società e quelle legate all’elettricità acquistata. Restano fuori i voli, gli spostamenti di passeggeri e dipendenti e numerose attività delle imprese presenti nello scalo.
Nel bilancio più esteso riferito al 2019, gli accessi all’aeroporto pesavano per oltre un terzo delle emissioni; un’altra quota superiore a un terzo arrivava dalle fasi di avvicinamento, rullaggio, decollo e salita degli aerei. Intanto il nuovo terminal è stato dimensionato per accompagnare una crescita fino a tre milioni di passeggeri l’anno entro il 2030.
