Non solo shrinkflation: la skimpflation è il trucco (legale) che ti fa pagare uguale per meno qualità

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Per anni l’attenzione dei consumatori si è concentrata sulla shrinkflation, il fenomeno che porta a confezioni più piccole vendute allo stesso prezzo. Ma oggi esiste un’altra pratica, ancora più difficile da individuare, che sta attirando l’attenzione delle associazioni dei consumatori e degli esperti di economia: la skimpflation.

Il termine deriva dal verbo inglese to skimp, che significa “lesinare”, “risparmiare a scapito della qualità”. In pratica, invece di ridurre il peso o il numero di pezzi contenuti in una confezione, alcune aziende scelgono di ridurre la qualità delle materie prime, modificare le ricette o tagliare alcuni servizi, mantenendo il prezzo pressoché invariato.

Per il consumatore il risultato è lo stesso: si spende uguale, ma si riceve meno valore.

Cos’è la skimpflation?

La skimpflation è una strategia adottata da alcune imprese per contenere l’aumento dei costi di produzione senza ritoccare troppo il prezzo finale. Se le materie prime, l’energia, il trasporto o il costo del lavoro aumentano, un’azienda può decidere di assorbire parte delle spese. Ma quando questo non è sufficiente, invece di aumentare il prezzo, può intervenire sulla qualità del prodotto.

È proprio questo l’aspetto che distingue la skimpflation dalla shrinkflation. Con la shrinkflation diminuisce la quantità: una confezione passa, ad esempio, da 500 a 450 grammi.

Con la skimpflation, invece, la confezione può restare identica, così come il peso del prodotto, ma cambiano gli ingredienti, le lavorazioni o il livello del servizio offerto.

Perché le aziende ricorrono a questa strategia

Negli ultimi anni l’aumento dei costi di produzione ha interessato praticamente tutti i settori. Energia, materie prime, logistica e salari hanno inciso sui bilanci delle imprese.

In un mercato molto competitivo, però, aumentare i prezzi può comportare il rischio di perdere clienti. Molte aziende cercano quindi strategie alternative per preservare i margini di guadagno.

Tra le soluzioni più comuni ci sono:

  • sostituire ingredienti costosi con alternative meno pregiate;
  • ridurre la qualità delle materie prime;
  • eliminare alcune lavorazioni considerate non essenziali;
  • diminuire il livello del servizio senza comunicarlo chiaramente ai clienti.

Dal punto di vista aziendale questa scelta può apparire meno impattante rispetto a un aumento evidente dei prezzi. Dal punto di vista del consumatore, invece, il cambiamento rischia di passare inosservato almeno fino al momento dell’utilizzo del prodotto.

Come si manifesta al supermercato

Nel settore alimentare la skimpflation può assumere forme molto diverse. Uno dei segnali più frequenti è la comparsa della dicitura “nuova ricetta”. Naturalmente non tutte le riformulazioni rappresentano un peggioramento: in alcuni casi servono a migliorare il prodotto o a renderlo più sostenibile. In altri, però, la modifica coincide con l’impiego di ingredienti meno costosi per contenere i costi di produzione.

Così il burro può essere sostituito, in tutto o in parte, con grassi vegetali, materie prime più pregiate possono lasciare spazio ad alternative meno costose e la ricetta può essere arricchita con addensanti, aromi o altri ingredienti sostitutivi. In alcune preparazioni, inoltre, le uova fresche possono essere rimpiazzate da ovoprodotti, come uova liquide o in polvere. Il peso della confezione e il prezzo possono rimanere invariati, ma la qualità percepita e il valore del prodotto possono cambiare sensibilmente.

Il peso del prodotto rimane invariato e spesso anche il prezzo cambia poco, ma il valore complessivo dell’alimento può risultare inferiore.

La skimpflation non riguarda solo il cibo

Questo fenomeno non interessa esclusivamente gli scaffali dei supermercati. Anche nei servizi è possibile osservare forme di skimpflation.

Nel settore alberghiero, ad esempio, alcuni hotel hanno ridotto la frequenza delle pulizie o il cambio della biancheria senza abbassare le tariffe.

Nei ristoranti può tradursi in meno personale in sala, tempi di attesa più lunghi o porzioni preparate con ingredienti differenti rispetto al passato.

Nel trasporto aereo, invece, servizi che un tempo erano inclusi nel prezzo del biglietto – come il bagaglio a mano, la scelta del posto o gli snack a bordo – vengono oggi spesso offerti solo a pagamento.

Catene come Ikea, ad esempio, hanno modificato anche i loro prodotti iconici e basta confrontarne due della stessa serie ma di annate differenti per rendersi conto della qualità ridotta.

In tutti questi casi il consumatore continua ad acquistare un servizio simile, ma riceve meno rispetto a qualche anno fa.

Skimpflation e shrinkflation: quali sono le differenze

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I due fenomeni vengono spesso confusi, ma seguono logiche differenti.

La shrinkflation punta sulla riduzione della quantità. La confezione contiene meno prodotto, anche se il prezzo rimane uguale o aumenta leggermente.

La skimpflation, invece, agisce sulla qualità. Il prodotto può avere lo stesso peso e lo stesso aspetto esteriore, ma essere realizzato con ingredienti o materiali differenti, oppure offrire un servizio ridotto.

Esiste anche la possibilità che le due strategie vengano adottate contemporaneamente: confezioni più piccole e qualità inferiore rappresentano infatti un doppio risparmio per il produttore.

Come riconoscere la skimpflation

Individuare la skimpflation è più difficile rispetto alla shrinkflation, perché non basta osservare il peso indicato sulla confezione.

Per accorgersene è utile prestare attenzione ad alcuni elementi:

  • confrontare periodicamente la lista degli ingredienti dei prodotti acquistati abitualmente;
  • verificare se la dicitura “nuova ricetta” corrisponde anche a cambiamenti nella composizione;
  • controllare l’ordine degli ingredienti, che per legge sono elencati in base alla quantità presente;
  • confrontare il rapporto qualità-prezzo con prodotti concorrenti;
  • leggere le recensioni quando si acquistano servizi o prodotti online.

Nel caso dei servizi, invece, può essere utile verificare cosa sia realmente compreso nel prezzo rispetto al passato.

È una pratica legale?

Di per sé la skimpflation non è vietata, le aziende possono modificare ingredienti, ricette o caratteristiche dei propri prodotti purché rispettino la normativa vigente e forniscano informazioni corrette ai consumatori.

Il problema nasce quando il cambiamento viene percepito come poco trasparente oppure quando il marketing induce il consumatore a credere che il prodotto sia rimasto identico pur avendo subito modifiche rilevanti.

Per questo motivo le associazioni dei consumatori chiedono da tempo maggiore chiarezza nelle comunicazioni e un’informazione più semplice sulle modifiche apportate ai prodotti.

Un fenomeno che riguarda anche la sostenibilità

La skimpflation non ha soltanto conseguenze economiche, quando ingredienti di maggiore qualità vengono sostituiti con materie prime meno pregiate, oppure quando un prodotto dura meno e deve essere sostituito più frequentemente, aumenta il rischio di un consumo meno sostenibile.

Anche la fiducia dei consumatori può risentirne. Chi scopre che un prodotto abituale è cambiato senza esserne consapevole tende infatti a modificare le proprie scelte d’acquisto, premiando i marchi che comunicano con maggiore trasparenza.

Come difendersi dalla skimpflation (e dalla shrinkflation)

Riconoscere questi fenomeni richiede oggi ancora più attenzione. Con l’entrata in vigore delle nuove regole sulla shrinkflation, infatti, l’eventuale riduzione della quantità di un prodotto potrebbe non essere più segnalata direttamente sulla confezione, ma attraverso cartelli nel punto vendita, etichette sugli scaffali o schede prodotto negli store online.

Per questo è utile non fermarsi al packaging, ma controllare il prezzo al chilo o al litro, confrontare periodicamente la lista degli ingredienti dei prodotti acquistati abitualmente e verificare se diciture come “nuova ricetta” corrispondano a modifiche della composizione. Anche leggere l’ordine degli ingredienti in etichetta, che per legge sono elencati in base alla quantità presente, può aiutare a capire se un prodotto è stato riformulato. Nel caso dei servizi, invece, conviene verificare con attenzione cosa sia effettivamente incluso nel prezzo rispetto al passato.

In un contesto caratterizzato da inflazione e continui rincari, essere consumatori informati significa guardare non solo al prezzo finale, ma anche alla quantità e alla qualità di ciò che si acquista.

Autore articolo: Marco Crisciotti