Inferno di fuoco in Andalusia: almeno 12 morti in un maxi incendio boschivo, centinaia le persone evacuate

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Una tempesta di fuoco e fumo ha trasformato il paesaggio dell’Andalusia in una trappola mortale. Un impressionante incendio boschivo, divampato nel comune di Los Gallardos, ha risucchiato la provincia di Almeria, lasciando dietro di sé un bilancio provvisorio di almeno 12 vittime e 8 feriti. La macchina dei soccorsi lavora senza sosta in uno scenario estremo, dove le fiamme, alimentate dalla vegetazione disseccata e da temperature ben oltre la norma, hanno reso impraticabili le principali vie di comunicazione, costringendo a un esodo drammatico.

La trappola di fuoco lungo le strade secondarie

La dinamica della tragedia rivela il panico di quegli istanti. Gran parte delle vittime ha trovato la morte nel tentativo disperato di sfuggire all’avanzata del fronte di fuoco nei pressi del comune di Bedar. L’assessore alla Presidenza e alle Emergenze della Giunta andalusa, Antonio Sanz, ha descritto la situazione come una catastrofe senza precedenti per la regione.

Il politico ha confermato due diversi punti di ritrovamento dei corpi: quattro cittadini di nazionalità britannica sono rimasti carbonizzati all’interno di un’autovettura, mentre altre sette persone sono state travolte dalle fiamme dopo aver abbandonato i percorsi ufficiali di evacuazione, nel tentativo autonomo di trovare una via d’uscita dalla coltre di fumo.

Tra gli otto feriti accertati, quattro versano in condizioni critiche a causa di gravi ustioni. Due di loro sono stati recuperati dai soccorritori del 112 all’interno di un terrapieno, dove si erano lanciati per scampare al calore radiante. I feriti più gravi sono attualmente ricoverati presso l’Ospedale Universitario Torrecardenas di Almeria.

Evacuazioni di massa e l’intervento dell’esercito

La rapidità dell’incendio ha imposto lo sgombero immediato di interi centri abitati. Oltre a Bedar, le autorità hanno ordinato l’evacuazione totale delle frazioni di Almocaizarf, El Chocolate e Los Collados. L’impossibilità di percorrere l’arteria stradale principale ha complicato il lavoro dei soccorritori, costretti a deviare i flussi di profughi verso la località di Lubrin. Attualmente circa cento sfollati hanno trovato un riparo di emergenza nel teatro municipale e nelle strutture del poligono industriale locale, mentre altri centri di accoglienza sono stati allestiti nel palasport di Garrucha. Sul campo sono schierati oltre 150 vigili del fuoco e diversi vettori aerei, supportati dai militari dell’Unità Militare di Emergenze (Ume) inviati dal governo centrale.

Il cordoglio delle istituzioni e l’ombra del cambio climatico

Le massime autorità dello Stato hanno manifestato immediata vicinanza alla popolazione colpita. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha affidato a un messaggio su X il suo dolore per le terribili conseguenze del rogo, esortando alla massima prudenza e confermando il dispiegamento dei mezzi del ministero della Transizione Ecologica e della Protezione Civile. Parole di profonda costernazione sono arrivate anche dal governatore della Giunta andalusa, Juanma Moreno.

Sebbene i testimoni indichino la possibile caduta di un cavo elettrico come scintilla iniziale del disastro, le indagini ufficiali dovranno fare chiarezza. Resta il dato oggettivo fornito dall’agenzia meteorologica Aemet, che fotografa una Spagna stremata da ondate di calore estreme e consecutive, che creano lo scenario perfetto per roghi di proporzioni ingovernabili.

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Autore articolo: Rebecca Manzi