L’autopsia di Antonella Di Ielsi e la figlia Sara conferma l’avvelenamento da ricina: le novità sul caso unico al mondo

Sono arrivate alla Procura di Larino le conclusioni dell’autopsia su Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sulla figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte tra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Il collegio medico-legale coordinato dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca conferma quanto si sospettava da mesi: le due donne sono decedute per intossicazione da ricina.
Le conclusioni sono depositate, la perizia completa no
“Bisogna aspettare ancora qualche giorno”, ha confermato la procuratrice Elvira Antonelli prima del deposito della relazione definitiva. Il documento dovrà essere sottoscritto collegialmente da tutti i consulenti prima di essere trasmesso ufficialmente alla Procura e alle parti coinvolte. L’atto non risulta ancora formalmente acquisito dalla Procura, che avrebbe rilevato l’incompletezza del fascicolo, privo di alcuni allegati necessari a garantire alle parti la possibilità di controdeduzioni. La consulenza aveva già subito diversi slittamenti, dalla scadenza iniziale del 31 marzo fino al 30 giugno. Il caso resta “unico al mondo” nel panorama della medicina legale italiana, come lo ha definito Carlo Locatelli, tossicologo del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, che ha isolato la ricina nel sangue delle due vittime dopo “più di 10 mila analisi”, concentrandosi infine sulle sostanze più improbabili.
Il collegio di esperti e il fronte tedesco
Al fianco di Locatelli lavorano il gastroenterologo Giovanni Battista Laterza e il chimico forense Daniele Merli, entrati nel collegio dei consulenti su nomina della procuratrice Antonelli. Dal fronte tedesco, il Robert Koch Institut di Berlino ha ricevuto i circa settanta reperti biologici e alimentari sequestrati nella casa di Pietracatella, le verifiche sono affidate ai ricercatori Christian Herzog e Sylvia Worbs, insieme al tossicologo italiano Luca Morini, con il compito di riesaminare in autonomia i campioni già analizzati in Italia. La Procura ha concesso novanta giorni per il deposito della consulenza tedesca, ma il cronoprogramma concordato punta a chiudere i principali accertamenti tossicologici entro fine luglio.
Due filoni d’indagine
L’inchiesta procede su due binari. Il primo, per omicidio colposo, riguarda cinque medici del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso che ebbero in cura le due donne il 27 dicembre. Il secondo fascicolo, aperto contro ignoti per omicidio premeditato con l’uso del mezzo venefico, si è aperto dopo l’identificazione della ricina come causa del decesso. Su questo fronte gli inquirenti hanno raccolto almeno 160 verbali d’audizione tra le persone vicine a Sara e Antonella e le indagini hanno già escluso il marito e padre Gianni Di Vita dal quadro delle vittime dirette, visto che nel suo sangue, a differenza di quello di moglie e figlia, non sono state trovate tracce di ricina.
Cosa resta da chiarire
Per agosto è previsto un nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento, presso Pietracatella, alla presenza congiunta degli investigatori italiani e tedeschi, alla ricerca di eventuali residui della pianta Ricinus communis. Individuata la causa, mancano ancora sia i responsabili che il movente.
