Niente fucilazione in streaming: Trump fa marcia indietro, ma conferma la pena di morte per Nidal Hasan

Un giorno non molto lontano avremmo potuto accendere uno schermo e assistere in diretta all’uccisione di una persona per mano dello Stato. E non sarebbe stato un film, nemmeno una ricostruzione e nemmeno le immagini di una guerra. Ma una esecuzione capitale vera, annunciata e trasmessa a chiunque avesse avuto voglia di guardarla.
È ciò che, per un pelo, si è rischiato accadesse negli Stati Uniti il prossimo 3 dicembre. Il Pentagono aveva infatti annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di trasmettere in diretta streaming la fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito americano condannato a morte per la strage compiuta il 5 novembre 2009 nella base militare di Fort Hood, in Texas.
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Quel giorno Hasan aprì il fuoco contro militari e civili, uccidendo 13 persone e ferendone 32. Nel 2013 fu riconosciuto colpevole di 13 omicidi premeditati e 32 tentati omicidi e condannato alla pena capitale. La gravità di quei fatti è indiscutibile, senza dubbio, e le vittime e le loro famiglie hanno diritto a essere ascoltate e rispettate. Ma da questa tragedia oggi si aprono questioni ben più ampie: al netto della ingiustizia disumana a monte, ovvio, di una pena di morte… avrebbe potuto uno Stato fare una cosa ancora più crudele e trasformare l’esecuzione di una condanna in uno spettacolo pubblico?
La decisione di Trump
Per fortuna, è proprio di questi minuti l’annuncio del tycoon che l’esecuzione mediante fucilazione di Nidal Hasan non sarà trasmessa in diretta streaming
Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito americano diventato un traditore, è un uomo estremamente malvagio, ha scritto Trump sul suo social network Truth Social.
Detto questo, penso che trasmettere l’esecuzione affinché tutti possano vederla avrebbe potuto rappresentare un forte deterrente, mostrando al mondo come l’America tratta terroristi e feccia come Hasan. Tuttavia, molte persone perbene e animate dalle migliori intenzioni preferirebbero non assistere alla sua morte, né in streaming né attraverso qualsiasi altro mezzo visivo.

Cosa aveva ipotizzato il Pentagono
L’esecuzione di Hasan è stata fissata per il 3 dicembre 2026, nella stessa base militare di Fort Hood dove avvenne la strage. Se verrà eseguita, sarà la prima pena capitale applicata dal sistema giudiziario militare statunitense dal 1961, quando fu giustiziato il soldato John Bennett. Per ritrovare una fucilazione militare bisogna invece risalire al 1945.
Nei giorni scorsi, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva annunciato che l’esecuzione sarebbe stata resa pubblica. Poi un funzionario del Pentagono aveva successivamente confermato ad ABC News l’intenzione di trasmetterla in diretta streaming, con l’obiettivo dichiarato dalla stessa amministrazione di rendere visibili le conseguenze di un crimine tanto grave.
L’80% degli americani si dichiarava contrario
A raccontare quanto questa vicenda abbia diviso gli States è stato un sondaggio del Washington Post, realizzato con ABC News e Ipsos e pubblicato il 15 ottobre. Dai risultati emerge che otto americani su dieci sono contrari alla trasmissione in diretta dell’esecuzione (il sondaggio si è svolto dal 9 al 13 ottobre, con 2.545 persone e un margine di errore di più o meno 2 punti percentuali).
Il 53% degli intervistati sostiene l’esecuzione mediante fucilazione, ma una parte consistente di chi approva la pena capitale non vuole che venga trasformata in un evento da mostrare al pubblico.
Un sondaggio che suggerisce dunque che la distinzione tra applicare una pena e renderla uno spettacolo attraversa orientamenti politici differenti e che non si tratta solo di un dibattito sulla pena di morte, ma di un confronto su ciò che uno Stato può scegliere di mostrare ai cittadini e sul significato che quella scelta assume in una società democratica.
QUI trovi il sondaggio.
La decisione di Trump di rinunciare alla diretta può rappresentare un passo di civiltà, ma lascia comunque l’amaro in bocca. In primis, perché qualcuno si era azzardato a uccidere in mondovisione e poi perché significa riconoscere che la morte di una persona, anche quando è condannata per crimini gravissimi, non può diventare uno spettacolo da offrire in pasto al pubblico.
Ma è un passaggio, questo, che lascia aperta una contraddizione profonda: impedire che un’esecuzione diventi intrattenimento non cambia la natura della pena capitale, non credete? La vera conquista di civiltà sarebbe abolire definitivamente la pena di morte, riconoscendo che la giustizia non ha bisogno di togliere una vita per affermare il valore di quelle che sono state spezzate.
Rinunciare a mostrare la morte è importante. Rinunciare a infliggerla sarebbe il cambiamento più grande.
