Sangue nei polmoni: per la morte di Fakir prende quota l’ipotesi del soffocamento

Quando è morto, Abderrahim Fakir aveva i polmoni pieni di sangue. Queste le risultanze che emergono dalla Tac effettuata sul cadavere del 42enne deceduto domenica scorsa a Bologna mentre era ammanettato e immobilizzato a terra dalla Polizia. Ora si attende l’esito dell’autopsia, svolta oggi, venerdì 24 luglio, all’ospedale Sant’Orsola, nel capoluogo emiliano. Prende quota, quindi, l’ipotesi che l’uomo sia rimasto soffocato dal suo stesso sangue.
Un’ipotesi avvalorata anche dall’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia della vittima: “Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione”, dice all’Ansa, precisando che comunque “bisognerà attendere le conclusioni peritali”.
Intanto, sempre l’Ansa riferisce che Fakir era seguito da un centro di salute mentale. In particolare, dopo un accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna, lo scorso 20 giugno, l’uomo era stato inviato al Centro di salute mentale (Csm), dove si era presentato nei giorni successivi. Presso la struttura fu visitato e gli fu fatta una prima diagnosi e confermata una terapia. Quindi gli venne dato un appuntamento per un secondo incontro per i primi giorni di agosto, per proseguire. Ma il 19 luglio il 42enne è morto.
Domenica scorsa, la Polizia era intervenuta nel quartiere bolognese di Pilastro, su richiesta di alcuni residenti allarmati per la presenza in strada di uno uomo in evidente stato di alterazione. Le immagini successivamente girate con gli smartphone da alcuni cittadini mostrano due poliziotti che tengono Fakir, ammanettato, immobilizzato a terra. Il 42enne chiede ripetutamente aiuto, ma gli agenti – sotto gli occhi anche di quattro operatori sanitari – insistono nella loro attività di contenimento. Finché il 42enne muore.
La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta sulla vicenda ipotizzando il reato di omicidio colposo. I due poliziotti e i quattro sanitari sono stati iscritti sul nuovo registro delle annotazioni preliminari, il Modello 45-bis introdotto dall’ultimo Decreto Sicurezza: non risultano quindi indagati. Nelle prossime settimane gli inquirenti dovranno accertare se eventuali reati siano stati commessi in presenza di evidenti cause di giustificazione (come l’adempimento di un dovere) e in tal caso chiedere l’archiviazione. In caso contrario, i sei potrebbero diventare a tutti gli effetti indagati.
