“Se domani non torno”: il femminicidio di Giulia Cecchettin diventa un film (ma nessun attore interpreterà l’ex Filippo Turetta)

A tre anni di distanza da quei drammatici giorni che tennero tutta l’Italia con il fiato sospeso fino all’epilogo più tragico, il grande schermo si prepara ad accogliere una delle pagine più dolorose della recente cronaca nera italiana. Il prossimo 5 novembre arriverà infatti nelle sale cinematografiche Se domani non torno, film diretto da Paola Randi e sceneggiato insieme a Lisa Nur Sultan di cui è stato diffuso un primo trailer.
Prodotto da Notorious Pictures in collaborazione con Sky Cinema e Mediaset, il lungometraggio ripercorre la storia di Giulia Cecchettin, la studentessa ventiduenne di Vigonovo brutalmente assassinata l’11 novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta. La pellicola si ispira liberamente a Cara Giulia, il libro-testimonianza scritto dal padre della vittima, Gino Cecchettin, insieme a Marco Franzoso ed edito da Rizzoli.
L’assenza del carnefice come scelta narrativa e di rispetto
La particolarità più significativa e coraggiosa della sceneggiatura risiede nella scelta radicale operata dalla regista: nel film non è presente alcun attore nel ruolo di Filippo Turetta, condannato in via definitiva all’ergastolo a dicembre 2024. Il focus narrativo si sposta interamente sulla vittima, interpretata da Sabrina Martina, e sulla devastante ondata emotiva che travolge la sua famiglia dopo la sua improvvisa scomparsa avvenuta a pochi giorni dalla laurea in Ingegneria biomedica all’Università di Padova. Il cast vanta interpretazioni di grandissimo spessore drammatico, tra cui spiccano Filippo Timi nei panni di un padre tormentato dal senso di colpa e Tecla Bossi nel ruolo della sorella Elena, affiancati dal giovane Tommaso Allione nel ruolo del fratello minore Davide.
La quotidianità spezzata e il peso di un’assenza gigantesca
Il cuore della narrazione pulsa all’interno delle mura domestiche di una famiglia come tante, colta nella sua più disarmante e universale normalità. La regista sceglie di esplorare non l’atto violento in sé, consumatosi nella zona industriale di Fossò con 75 coltellate, ma il vuoto incommensurabile lasciato da una vita interrotta. La macchina da presa si sofferma sui piccoli dettagli quotidiani, sugli oggetti personali e sui progetti futuri di Giulia che evaporano in un istante, costringendo un padre e i suoi figli a fare i conti con un incubo inimmaginabile. Il dolore privato di una piccola comunità di meno di diecimila anime si dilata fino a diventare lo specchio di una ferita collettiva, dove il senso di smarrimento e la ricerca di risposte uniscono i Cecchettin a un intero Paese.
Il rumore di Elena contro il silenzio del patriarcato
Uno dei momenti più intensi e cruciali del film che vediamo nel trailer ha come protagonista la giovane Elena che, davanti ai giornalisti accorsi fuori dall’abitazione di Vigonovo, ribadisce come il femminicidio sia un omicidio di potere e che Filippo non era affatto un mostro, ma un figlio sano del patriarcato. Poi la sorella di Giulia invita a trasformare il canonico minuto di silenzio in un minuto di rumore per svegliare una società ancora troppo indifferente davanti alla violenza di genere.
Dalle riprese in Veneto alla nascita della fondazione
Girato interamente in sei settimane nei luoghi reali del Veneto che hanno fatto da sfondo alla tragedia, Se domani non torno – il cui titolo evoca i celebri versi della poetessa Cristina Torres Cáceres – vuole essere l’omaggio a un’assenza che si è fatta presenza costante. Il film documenta la nascita di un impegno civile che ha portato alla costituzione della Fondazione Giulia Cecchettin, un’istituzione nata per educare all’affettività e scardinare quelle dinamiche di possesso e controllo che troppo spesso si consumano nel silenzio delle mura domestiche.
