Sorpresa! Esistono cinque specie di vipera dell’Himalaya (non una sola) e tre erano sconosciute agli scienziati

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Esistono cinque specie di vipera dell’Himalaya e non una sola come riteneva finora, e tre di queste erano finora del tutto sconosciute agli scienziati. Lo ha scoperto una ricerca guidata dalla Comenius University Bratislava (Slovacchia), che ha letteralmente riscritto la storia, vecchia di 160 anni, di un gruppo di serpenti velenosi di montagna dell’Asia meridionale.

I ricercatori, di fatto, hanno scoperto che un serpente, a lungo considerato un’unica specie ampiamente diffusa fin dal 1864, rappresenta in realtà un complesso di diverse linee evolutive distinte, tre delle quali mai identificate prima.

vipera himalaya cinque specie

©Comenius University Bratislava

Un immenso patrimonio nascosto

Le alte catene montuose dell’Asia centrale e meridionale rimangono tra le regioni meno esplorate sulla Terra dal punto di vista biologico, essendo geograficamente, logisticamente e socio-politicamente molto complesse.

La complessità geografica evidente, purtroppo, si unisce ad una duratura instabilità socio-politica che spesso complica o addirittura impedisce la ricerca sul campo. Ma l’Asia meridionale è tra le aree più densamente popolate al mondo e la pressione sugli habitat naturali è in aumento anche in zone altrimenti remote, il che rende la ricerca in campo biologico evolutivo ancora più importante.

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Un immenso patrimonio naturale nascosto, quindi, che rischia anche di perdersi.

Le montagne e le valli dell’Asia centrale e meridionale influenzano gran parte del mondo – spiega Daniel Jablonski, primo autore del lavoro – e le storie evolutive che vi sono state tramandate fanno parte anche della storia della nostra specie

Come è avvenuta la ricerca e cosa ha dimostrato

vipera himalaya cinque specie

©Comenius University Bratislava

Per cercare di superare le difficoltà intrinseche del territorio, il team ha condotto un’importante revisione tassonomica delle vipere himalayane del genere Gloydius, serpenti velenosi appartenenti alla famiglia delle vipere, raccogliendo dati da una combinazione di DNA ottenuto sia durante il lavoro sul campo che da materiale storico conservato nei musei di storia naturale.

I ricercatori sono riusciti a estrarre dati genetici da esemplari del XIX e dell’inizio del XX secolo, inclusi quelli provenienti dalla vipera dell’Himalaya “storica”, trovata più di 160 anni fa e ora conservata al Museo di Storia Naturale di Londra.

L’Himalaya e l’Hindu Kush ospitano una diversità di vertebrati finora trascurata – spiega Jablonski – Combinando il campionamento sul campo moderno con i dati provenienti da esemplari storici conservati nei musei, abbiamo scoperto linee evolutive rimaste nascoste per più di un secolo dopo la descrizione originale della vipera himalayana

L’analisi di molteplici fonti di dati ha identificato cinque linee evolutive distinte, che hanno portato d altrettante cinque specie diverse, tra cui figurano la vipera himalayana Gloydius himalayanus, descritta per la prima volta, la G. chambensis, descritta nel 2022, e tre specie precedentemente sconosciute, denominate in base alle regioni in cui vivono, quindi G. hazarensis, proveniente dall’Himalaya occidentale, G. hindukushensis, dall’Hindu Kush orientale, e G. nepalensis, dal Nepal. Questi lignaggi differiscono in misura variabile per genetica, morfologia, anatomia e distribuzione geografica.

I serpenti del genere Gloydius sono adattati agli ambienti ostili dell’Himalaya e dell’Hindu Kush, sebbene siano presenti anche in altre zone dell’Asia. In quanto predatori di piccoli vertebrati, costituiscono una parte importante degli ecosistemi montani.

La loro reale diversità nell’Asia meridionale, tuttavia, era rimasta in gran parte sconosciuta sempre a causa della loro rarità e del terreno impervio in cui vivono: lo studio fornisce quindi non solo una nuova prospettiva su un particolare gruppo di serpenti velenosi, ma anche spunti più ampi sull’evoluzione degli animali in una delle regioni montuose più complesse e alte del mondo.

Ma soprattutto, la scoperta porta con sé un messaggio importante per la conservazione della biodiversità e la ricerca futura: infatti gli scienziati non comprendono ancora appieno come queste specie si siano evolute o se il flusso genico tra di esse continui.

D’altro canto, questo studio dimostra che la ricerca di base sulla biodiversità non è scienza fine a se stessa: al contrario, può migliorare significativamente la nostra comprensione della storia della Terra e, nel caso dei serpenti velenosi, può anche avere applicazioni pratiche.

Il lavoro, finanziato a una borsa di studio NextGenerationEU dell’UE nell’ambito del Piano slovacco per la ripresa e la resilienza e da una sovvenzione VEGA, è stato pubblicato su ZooKeys.

Fonti: Comenius University Bratislava / ZooKeys

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Autore articolo: Roberta De Carolis