Stop all’allevamento intensivo con 1500 suini a Caniga (Sassari): il Tar dà ragione ai cittadini

Quella di Caniga, alle porte di Sassari, è una di quelle vicende che raccontano quanto la mobilitazione dei cittadini possa incidere sulle decisioni che riguardano il territorio.
Il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha infatti confermato la legittimità dello stop imposto dal Comune di Sassari all’apertura di un allevamento intensivo di suini nella frazione, respingendo il ricorso presentato dall’imprenditore.
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Una sentenza che rappresenta una vittoria per il comitato locale e per i residenti che, fin dall’autunno del 2025, avevano lottato contro per gli impatti ambientali e sanitari del progetto.
Cosa prevedeva il progetto
L’allevamento sarebbe dovuto sorgere riutilizzando le strutture dismesse di un vecchio allevamento, in un’area rurale di Caniga, a poca distanza dalle abitazioni. Secondo le informazioni emerse nel corso della vicenda, la struttura avrebbe potuto ospitare tra 1.500 e circa 2.000 suini, concentrati in un capannone di circa 5.700 metri quadrati.
Fin dall’inizio il progetto ha suscitato numerose contestazioni. Residenti e associazioni hanno denunciato la vicinanza alle case, i possibili problemi legati agli odori, alle emissioni atmosferiche, alla gestione dei reflui zootecnici e al consumo di acqua, particolarmente delicato in una provincia che da anni convive con periodi di razionamento idrico.
Tra le criticità segnalate anche la mancanza di informazioni dettagliate sul fabbisogno idrico dell’allevamento, sullo smaltimento delle deiezioni e sul rischio di contaminazione da nitrati.
Lo stop del Comune
Nel dicembre del 2025 il Comune di Sassari aveva sospeso il procedimento autorizzativo dopo aver riscontrato diverse carenze nella documentazione presentata dall’azienda. In particolare, secondo l’amministrazione comunale mancavano elementi essenziali relativi alle emissioni in atmosfera, ai sistemi di abbattimento degli odori e alle modalità di gestione dei reflui prodotti dall’allevamento.
Una decisione che aveva accolto le richieste avanzate dal comitato cittadino nato per contrastare il progetto.
Il ricorso al Tar
L’imprenditore aveva quindi impugnato il provvedimento davanti al Tar Sardegna, sostenendo che il Comune avesse ecceduto nelle proprie competenze e che non sussistesse un interesse pubblico tale da giustificare l’annullamento dell’iter autorizzativo.
I giudici amministrativi hanno però respinto il ricorso, riconoscendo la correttezza dell’operato del Comune. Secondo la sentenza, infatti, l’amministrazione ha agito nell’interesse pubblico, richiamando la necessità di tutelare l’ambiente e la qualità dell’aria e rilevando le carenze documentali presenti nel progetto.
Una decisione che, per i cittadini di Caniga, rappresenta un passaggio importante: almeno per ora, l’allevamento intensivo non potrà essere realizzato nelle condizioni previste dal progetto originario.
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