Tari 2026, sconto fino all’80% se la raccolta rifiuti non funziona: come fare

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La Tassa sui Rifiuti, nota con l’acronimo Tari, è uno dei tributi più chiacchierati sia dai cittadini che dalle imprese. Serve a coprire i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, motivo per cui deve essere pagata da chiunque possegga un immobile a qualsiasi titolo, oppure semplicemente abiti uno spazio in affitto.

Ciò che non tutti i contribuenti sanno è che l’obbligo di pagamento non è correlato alla quantità di spazzatura effettivamente prodotta, ma all’istituzione del servizio da parte dell’Amministrazione e alla possibilità teorica del cittadino di usufruirne. Questo significa che, in linea teorica, se la raccolta dei rifiuti non funzionasse regolarmente, sarebbe possibile avere una sorta di risarcimento danni, almeno in forma di riduzione della tassa.

La misura degli sconti: dal 60% all’80% di riduzione

Ci sono due livelli di gravità di inadempienza del servizio:

  1. se la raccolta viene svolta in maniera altamente discontinua o in modo da rendere difficoltoso il conferimento dei rifiuti, l’importo della tassa può essere ridotto fino al 60%;
  2. dove il servizio di raccolta si rivela totalmente assente e il cittadino abita a una distanza molto significativa dal primo cassonetto utile, la legge stabilisce di fatto una riduzione dell’80% del tributo.

Non si tratta di concessioni del legislatore, ma di obblighi di legge ai sensi dell’art. 59 del decreto legislativo n. 507/1993.

I pareri della Corte di Cassazione

Nel corso degli ultimi anni la Cassazione è intervenuta a più riprese per dirimere le responsabilità degli Enti locali da quelle dei cittadini.

Con la sentenza n. 19767 del 2020 e l’ordinanza n. 2374 del 2023 si ribadisce che la Tari è un contributo dovuto anche se il contribuente non si avvale del servizio. Quando il Comune non garantisce uno standard minimo del servizio erogato, deve anche applicare la riduzione del tributo. Chi abbia ragione deve essere stabilito nelle corti competenti.

Per quanto il disservizio possa essere grave e protratto nel tempo non comporterà mai un’esenzione totale dal pagamento della Tari. L’esenzione è riconosciuto solo in casi eccezionali e documentati come nel caso di:

  • immobili inagibili;
  • immobili interclusi;
  • immobili abbandonati.

Per richiedere una riduzione della tassa, la Cassazione ha stabilito che l’onere della prova dell’entità del disservizio e della sua continuità del tempo sia a carico del contribuente, così come anche nel caso del gasolio sporco. Secondo l’ordinanza n. 19116 del 2026 non basta una generica contestazione verbale o il fatto di essere stati costretti a rivolgersi a un’impresa privata di smaltimento.

Come dimostrare il disservizio e richiedere lo sconto

Per beneficiare legittimamente della riduzione della Tari, il cittadino o l’azienda deve seguire una procedura ben precisa:

  1. inviare una formale diffida all’ente gestore, via pec o via raccomandata, chiedendo che siano ripristinate idonee condizioni igienico-sanitarie;
  2. raccogliere materiale probatorio, avendo cura di attestare la durata nel tempo del disservizio;
  3. richiedere l’intervento della Asl di competenza per l’emissione di ulteriori verbali attestanti lo stato di degrado e di pericolosità a livello sanitario.

Non è automatico il riconoscimento del danno, né scontato, ma lo sconto sulla Tari rappresenta uno strumento di giustizia economica e sociale, che ha il fine di riequilibrare il rapporto tra fisco e cittadino.

Autore articolo: emanuelacolatosti